Sport e medicina, così si raggiunge il benessere
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Gli italiani? Un popolo di sportivi. Almeno questo è quanto emerge da un’indagine del Coni. Sarebbero circa 34 milioni gli italiani, dai tre anni in su, che praticano un’attività fisica, continuativa o parziale, contro 23 milioni di sedentari. Un esercito di amanti del fitness che considera l’attività fisica essenziale per il proprio benessere e per vivere una vita sana. Non sempre però il fisico risponde al meglio: tanto il professionista quanto l’amatore ha bisogno di consigli da parte di operatori qualificati del settore, sia per migliorare le proprie prestazioni che per gestire al meglio percorsi riabilitativi dopo patologie insorte con lo sport. L’esigenza di praticare un’attività sportiva contagia dunque gli italiani in modo trasversale: “Fortunatamente oggi l’età media delle persone è molto più alta di un tempo - afferma Marco Gesi, professore associato presso il dipartimento di Morfologia umana e Biologia applicata della nostra Università - e questo fa sì che un numero sempre maggiore di persone voglia fare sport, perché lo considera, giustamente, un deterrente per molte patologie anche legate all’anzianità”.
Un’opportunità in più. Quella di unire pratica medica e attività sportiva non sembra essere una moda passeggera e lo dimostrano i dati positivi sull’inserimento nel mondo del lavoro dei laureati nelle professioni sanitarie, relative ai Fisioterapisti e ai laureati Scienze Motorie, che perseverano negli studi con corsi specialistici post-laurea. Le Università rilasciano titoli di master o di perfezionamento che rispondono a definite regole ministeriali o di ateneo e per questo si differenziano totalmente da tutti quei corsi a carattere privato che vengono organizzati ormai da chiunque. A breve saranno molti i fisioterapisti e laureati in Scienze motorie specializzati con titolo universitario e quindi altamente qualificati che saranno pronti a entrare nel mondo del lavoro. Il settore offre più opportunità di quanto si pensi e non è vincolato alla pratica sportiva professionistica: “La maggior parte di questi operatori lavora con gli atleti amatoriali, trovandosi di fronte a casi tutt’altro che semplici – continua Gesi – come quello dell’uomo di una certa età che continua a giocare a calcetto nonostante i traumi ripetuti”. Sul fronte delle federazioni sportive qualcosa ancora deve cambiare, infatti, precisa Gesi, “esse per prime devono schierarsi dalla parte di chi è più qualificato”.
L’Ateneo all’avanguardia. L’Università di Pisa ha scelto di ampliare la propria offerta formativa al settore della riabilitazione sportiva e dell’allenamento personalizzato, proponendo due master, organizzati dal dipartimento di Morfologia umana e Biologia applicata, in Fisioterapia sportiva ed in Teoria e Tecniche dell’Allenamento Personalizzato. Il primo, attivo già da un anno, si rivolge ai laureati in fisioterapia, o titolo equipollente, che vogliono specializzarsi nella riabilitazione delle principali patologie sportive; il secondo si rivolge ai laureati in scienze motorie o diplomati ISEF e si propone di formare un professionista altamente specializzato, dotato di basi teoriche e pratiche, grazie alle quali possa seguire il singolo atleta, valorizzandolo al meglio.
Maggiori informazioni presso il dipartimento di Morfologia umana e Biologia applicata, via Roma 55 – Pisa; www.sportandanatomy.it; m.gesi@med.unipi.it; tel. 050.2218634-01.
Pubblicato il 5 Novembre 2009 | Letto 922 volte

