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No Berlusconi Day, Roma 5 Dicembre 2009

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No Berlusconi Day (Foto di Francesca Di Felice)

Un milione di partecipanti secondo gli organizzatori, poco più di novanta mila per la questura.
Trecento mila adesioni sul gruppo di Facebook
che dal giorno dopo della sentenza contro il Lodo Alfano hanno confermato la loro intenzione di fare una grande manifestazione contro Silvio Berlusconi.

Il corteo, lungo quasi 2 km, è partito alle 14 e 30 da Piazza della Repubblica a Roma, piena di bandiere viola (il colore scelto in quanto non usato da nessun altro partito nella storia), e simboli di opposizione dei partiti che autonomamente hanno dato la propria adesione: Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Sinistra e Libertà, Verdi.  Ad aprirlo un grande striscione con le parole “Berlusconi Dimissioni”.
Il corteo è arrivato dopo circa due ore a Piazza San Giovanni, dove era allestito un grande palco incorniciato con i nomi delle città, italiane e non, che hanno aderito alla manifestazione.

Di gente ce n’era veramente tanta, che in modo pacifico e democratico ha gridato il proprio sdegno di fronte alle questioni dello Stato di questi giorni. Anche tanti intellettuali e figure di spicco hanno firmato l'appello «per difendere la libertà di espressione», considerato che «la conoscenza e il sapere sono un diritto inalienabile e non privatizzabile», decine di personaggi della cultura come Mario Monicelli, Dacia Maraini, Dario Vergassola, Roberto Vecchioni, Daniele Silvestri, e molti gruppi musicali come Almamegretta e Radici nel Cemento.
Alle 4 e mezza sono iniziate le testimonianze, primo tra tutti il grande regista Mario Monicelli che ha chiesto ai giovani:
«Chiedete uguaglianza, giustizia e diritto al lavoro. Niente più di questo. La libertà è già un'altra cosa»

Molto forte e d’effetto è stato il discorso di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino che ha urlato la sua rabbia contro le Istituzioni e il Sistema:
«Sono qui perché la mafia deve essere cacciata fuori dallo Stato, fuori dalle istituzioni. Sono qui perché Berlusconi deve farsi processare».
L’intervento di Dario Fo e Franca Rame  ha visto la moglie del Premio Nobel leggere delle sue righe scritte proprio durante il viaggio per raggiungere Piazza San Giovanni: sono parole rivolte alle donne, attraverso cui Franca Rame ha ribadito come più del 90% dei maltrattamenti su una donna sia opera di un uomo che fa parte della sua famiglia e quanto sia importante il rispetto, sia in Parlamento che nella vita di tutti i giorni. In tanti hanno affermato di manifestare a favore dei diritti dello stesso Premier, primo tra tutti il diritto di farsi processare davanti alla Legge come ogni Cittadino.

La manifestazione, nata sul web e diffusasi in tutto il mondo, è iniziata per via del fuso orario, a Sydney, anche là con interventi che hanno sottolineato come quanto succeda in Italia sia importante per tutta l'Europa. Dall’altra parte del mondo gli striscioni andavano da «I love the Constitution not the prostitution» (Amo la Costituzione e non la prostituzione) a «Too much viagra drives you crazy» (troppo Viagra fa impazzire). Nei volantini anche una frase di Sandro Pertini: «La politica deve essere fatta da chi ha le mani pulite».
Gli stranieri erano molti anche a Roma, signori inglesi nel corteo che urlavano  “No B No more”; giornalisti svizzeri, francesi, tedeschi.
Di operatori con cineprese e microfoni ce n’erano tanti in giro, probabilmente di radio o tv private o via web.
Ma dov’erano le emittente Istituzionali Italiane?
L’unica diretta tv che ha coperto tutta la manifestazione è stata quella Svedese. I furgoni della Rai erano vicino al palco ma non hanno ripreso in diretta, i giornalisti prendevano appunti non mischiandosi tra la gente.

Il No Berlusconi Day è sintomo della potenza che internet e i social network hanno nel muovere la gente.
Al di là dei colori politici, per evitare la strumentalizzazione dei partiti, in Piazza c’erano Persone. Non importa di quale ala del Parlamento si stesse parlando, tutti manifestavano al fine di avere un Presidente del Consiglio che sia il primo a dare l’esempio di Democrazia al nostro Paese, rispettando le Leggi e sedendosi in un Tribunale per rispondere, non dimenticando che la vera Giuria, la più importante per il Premier, sono i suoi cittadini e gli stessi suoi elettori.


Francesca Di Felice
Pubblicato il 6 Dicembre 2009 | Letto 446 volte