Home Costume e società Gomorra, l’incubo di Roberto Saviano

Gomorra, l’incubo di Roberto Saviano

205
CONDIVIDI

Quando non si trova altro metodo per distruggere la credibilità di qualcuno che detestiamo, o che vogliamo danneggiare, le parole rappresentano il principio assoluto che rende semplice la delegittimazione dell’individuo.
Roberto Saviano ha molti detrattori. Alcuni, quelli più pericolosi, li conosciamo anche noi ormai. Sono quelli le cui azioni ha segnalato col suo libro: Galasso, Sandokan, il clan dei Casalesi.
Con le sue dichiarazioni ha fatto luce su una realtà che era sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno aveva mai denunciato per paura, per timore di ripercussioni nella sfera degli affetti.
Altri lo criticano per invidia, perché all’età di non ancora trent’anni, è già un personaggio noto, forse più celebre di un calciatore, e sono convinti che abbia speculato su di loro, sulle loro storie di provincia.

Roberto si è laureato all’Università Federico II di Napoli. Ha cominciato la sua carriera nel 2002 scrivendo per varie testate partenopee quali Il Mezzogiorno, Sud, Il Manifesto ed ha collaborato col sito web Nazione Indiana.
Nel 2006, l’anno della svolta, scrive e pubblica con Mondatori Gomorra: un resoconto che scandaglia le dinamiche criminali e narra del potere acquisito dalle mafie.
Tradotto in cinquantatrè Paesi, è diventato un bestsellers con due milioni di copie vendute in Italia e quattro milioni nel mondo. Ha scalato tutte le vette delle classifiche editoriali internazionali, grazie alle vicende che permettono al lettore di addentrarsi nel regno della camorra, un’organizzazione affaristica che non ama la ribalta ma preferisce che le proprie faccende rimangano private.
Quest’interesse mediatico suscitato dalla presenza dello scrittore negli studi televisivi di Mediaset e della Rai, con il preciso scopo di parlare del problema e sviscerarlo, e il film tratto con la regia di Matteo Garrone e candidato all’Oscar come miglior film straniero, hanno di riflesso originato a Saviano molti problemi: è stato minacciato di morte e quindi è stato fornito di una scorta che è diventata la sua nuova famiglia.
Nel 2008 a suo sostegno, i premi Nobel hanno sottoscritto un appello di solidarietà ed è stato invitato a Stoccolma per esprimersi in relazione alla sua vita da braccato. Afferma che la relazione nasce dalla sua stessa esperienza vissuta a contatto con la vita dei paesi vesuviani.
La sua persona ora è continuamente in pericolo. Nel 2009 pubblica il secondo romanzo “La bellezza e l’inferno”, dove spiega come la parola metta le ali e allontani dall’inferno dell’immobilità. Da qualche tempo collabora con l’Espresso, La Repubblica, con il Washington Post ed il New York Times, con El Pais, con il Der Spiegel e con il Times.
E’ stato insignito del Premio Viareggio, Martinetto e Vazquez Montalban. Ha anche ricevuto la laurea Honoris Causa di Belle Arti di Brera.

Non dimentica mai di essere un sopravvissuto, per ora, si rammarica di non poter incontrare più spesso i propri parenti, ma è convinto che quello che porta avanti, il suo messaggio di verità, non possa essere tradito, e per non rinnegare il suo impegno deve abiurare la paura.