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Videocracy, il potere della TV

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Un’apparente democrazia pervade il sistema-Italia, governandolo dall’alto attraverso gli strumenti di un astuto burattinaio, il “Grande Papi” d’Italia, la Repubblica fondata sullo strapotere mediatico (che crea lavoro). Le tesi di un film, la storia di un Paese. È Videocracy di Erik Gandini.

Evento speciale della 24° Settimana Internazionale della Critica – dal 2 al 12 settembre 2009 all’interno della 66° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – e presente anche al Festival di Toronto, Videocracy racconta 30 anni di Berlusconi, denunciando e shoccando.
Un po’ come Moretti, già padre indiscusso di quel cinema impegnato (specie sul fronte politico) che sbeffeggia il potere, analizzandolo e sbattendolo in faccia al pubblico votante.
Così fu per Il caimano, così sarà per prossimi progetti Sacher – sono in cantiere due documentari, uno sulla storia del Pci, l’altro dal titolo È successo in Italia su Berlusconi e il suo (mal) governo -.

Pellicole scomode ma necessarie sull’Italia del come siamo. Chi è senza peccato scagli la prima pietra perché, se è vero che il concentrato di 85 minuti del peggio di un’Italia Berlusconiana farebbe rizzare i capelli in testa a chiunque, è altrettanto vero che il materiale di cui si avvale Gandini è perlopiù noto a tutti.
Dalle veline sculettanti ai Lele Mora di Costa Smeralda, i personaggi del documentario-scandalo sono gli stessi che popolano la televisione dagli anni ’80 circa ad oggi e che sono diventati simboli di un’epoca (decadente).
In Videocracy Corona si pavoneggia del suo metodo di far business, “un Robin Hood moderno” che toglie ai ricchi per dare a se stesso – da San Vittore al grande schermo, Matteo Garrone pare voglia dedicargli il suo prossimo film -.

L’intrattenimento che si tramuta in rivoluzione culturale, imprenditori che diventano showman, tette e culi che saltano dagli studi dei giochi a premi alle sedie del Governo, il popolo che è “sovrano” solo nei reality delle Ventura e Perego di turno.
Italia terra di cicisbei senza midollo, ipnotizzati dal surrogato di un medium di comunicazione.
È di scena il potere della “scatola magica” ma non è Harry Potter, è la televisione, bellezza!