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Nerone, il semidio

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Tra questi il film interpretato da Alberto Sordi sulla vita di Nerone, affiancato magistralmente da Vittorio De Sica nella parte di Seneca, è forse uno dei pochi che riguardo con piacere, sia per l’ottima versione che l’attore romano dà del grande regnante, sia perché penso che a questo affascinante imperatore non sia stato dato il giusto merito, fermandosi solo alle notizie che la storia riporta ufficialmente.

Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico nato il 15 dicembre 37 ad Anzio, col nome di Lucio Domizio Enobarbo, fu sepolto sul colle Pincio a seguito della sua morte avvenuta a Roma il 9 giugno 68.
Fu l’ultimo esponente della dinastia Giulio Claudia e fu dipinto come despota sanguinario, persecutore di cristiani ed incendiario. Sotto molti aspetti, sconosciuti ai più, fu geniale e anche molto amato dal suo popolo.
Nato dal primo matrimonio della madre Agrippina con Gneo Domizio Enobarbo, fu adottato dall’imperatore Claudio e messo sul trono grazie alle manovre della madre, al posto del vero successore Britannico, figlio di Messalina, che fu avvelenato durante un banchetto, assassinio voluto da Agrippina. Pare inoltre che la spietata Agrippina volesse addirittura tentare un colpo di stato contro Nerone per ucciderlo e sostituirsi a lui, come già aveva tentato con Claudio: a questo punto fu Seneca a consigliarne l’eliminazione.
A sua volta lo stesso precettore fu eliminato, imponendogli di suicidarsi con della cicuta, quando Nerone, sospettando un tradimento, volle liberarsene.
Fu il filosofo, al momento della salita al trono e per cinque anni, che operò su Nerone insistendo sulla necessità di una costante collaborazione e del reciproco rispetto tra imperatore e Senato. Alcuni studiosi ritengono, nonostante fosse crudele, che il suo comportamento non si discostasse troppo da quello di altri regnanti, non ugualmente giudicati, e che non fosse affatto pazzo, anche se alcuni storiografi, tra cui Svetonio, con i loro scritti ne offuscarono la memoria.
Il primo scandalo del regno di Nerone coincise col suo primo matrimonio, considerato incestuoso, con la cugina Claudia Ottavia, figlia di suo zio Claudio; Nerone più tardi divorziò da lei quando s’innamorò di Poppea.
Nonostante la ricostruzione dei fatti sia incerta e molti aspetti della vicenda siano ancora controversi, l’immagine iconografica dell’imperatore che suona la lira dal punto più alto del Palatino mentre Roma bruciava è ormai ampiamente superata e considerata inattendibile. Al contrario, l’imperatore aprì addirittura i suoi giardini per mettere in salvo la popolazione e si attirò l’odio dei patrizi facendo sequestrare imponenti quantitativi di derrate alimentari per sfamarla. In occasione dei lavori di ricostruzione, Nerone dettò nuove e lungimiranti regole edilizie, destinate a frenare gli eccessi della speculazione e tracciare un nuovo impianto urbanistico, sul quale è tuttora fondata la città.
In seguito all’incendio egli recuperò una vasta area distrutta, facendo realizzare il faraonico complesso edilizio noto come Domus Aurea. La Domus Aurea fu fortemente voluta da Nerone e prese il nome dalla preziosità dei suoi decori ed arredi. La sua costruzione fu affidata all’architetto Severus ed occupò quasi tutto il centro di Roma per un’aria di circa ottanta ettari. Al centro della dimora c’era una statua che lo raffigurava come Dio Sole, di cui ora resta solo il basamento. Dove sorgeva il lago privato ora sorge il Colosseo.
Il nove giugno del 68 Nerone si suicidò dopo essere stato dichiarato nemico pubblico del Senato. Fu illuminato in molte scelte come la riforma monetaria che permise di poter accrescere il potere d’acquisto dei piccoli risparmiatori ed anche nascendo plebeo, fu desiderato come monarca perché si fece garante nel voler combattere le ingiustizie e nel voler abolire le tasse a favore dei poveri. Si dedicò con impegno al canto e alla recitazione e a volte, a causa delle sue passioni artistiche, ebbe meno attenzione per gli affari di corte e del suo governo. Ma fu anche molto dispotico, e usò le condanne a morte come strumento contro i propri nemici.