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Capitalism: a love story

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Passato il “sogno americano”, resta l’incubo del triste presente. L’incubo ha un nome, Michael Moore, ed un cognome, Capitalism: a love story.

L’ultima fatica del regista premio Oscar più irreverente e politicamente scorretto d’America affronta il dopo-crisi del popolo americano, messo in ginocchio dal crack economico più devastante della storia.
Ci aveva raccontato di come in America l’apertura di un conto in banca consentiva d’avere “in omaggio” un’arma da fuoco (Bowling a Columbine); o delle menzogne dell’11 settembre 2001 (Fahrenheit 9/11); o di come in America l’assistenza sanitaria sia cosa da ricchi o da criminali (Sicko).
“Capitalism: a love story” è stato presentato alla 66ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2009 (con aggiunta di proiezioni per surplus di spettatori) in concomitanza, neanche a dirlo, con un altro titolo scomodo, “South of Border” di Oliver Stone accompagnato per l’occasione dal presidente venezuelano Chavez.

“Antiamericano” per missione, Moore indaga tra i gangli del potere convinto che l’espressione di una voce critica sia sintomo di democrazia e responsabilità, una concessione non da poco di questi tempi – chissà cosa ne penserà Bobby Paunescu, regista rumeno di “Francesca”, pellicola censurata per gli attacchi diretti ad Alessandra Mussolini -.
“Capitalism: a love story” è un documentario che fa riflettere sulle colpe di una nazione le cui conseguenze sono piombate addosso a milioni di uomini e donne sfrattati dalle proprie case, licenziati dai propri posti di lavoro. Il 99% della popolazione contro lo strapotere dell’1%. È successo in America, ma Moore ironizza sul fenomeno capitalistico che l’Italia conosce bene.
In conferenza stampa il regista ha anche parlato del premier Berlusconi definendolo un “folle imbarazzante” – non a caso pare sia in cantiere un progetto teatrale con Sabina Guzzanti -.
Al momento, però, Michael Moore si limita a fare di sé stesso il moderno Robin Hood americano: memorabile la scena in cui circonda Wall Strett con del nastro giallo e la scritta «scena del crimine» per poi presentarsi ai potenti del colosso chiedendo loro indietro i soldi del popolo americano.
“Capitalism: a love story” sarà in sala dalla seconda metà di ottobre distribuito da Mikado.