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Fenomeno dei Social Network

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Ce ne sono per tutti i gusti, non stiamo parlando di gelati. Da quelli generalisti come Facebook, MySpace, Bebo e Orkut a quelli dedicati al cinema (Flixster), alla musica (Last.fm e iLike), ai libri (aNobii), allo sport (Athlinks), ai videogiochi (GamerDNA), ai viaggi (TravBuddy, Wiaggi e Travellerspoint), al business (LinkedIn) o alla maternità (CafeMom). I siti di social networking sono ormai da qualche anno uno dei fenomeni più interessanti e seguiti di Internet. Fenomeno tale da evolvere lo stesso internet e parlare di web 2.0. Tale web è caratterizzato dalla multimedialità, ma soprattutto da una maggiore interattività e socialità. Mentre ai primordi Internet era costituito da un insieme di pagine da navigare all’interno dei siti Web, oggi l’utente, spesso connesso in banda larga, è più attivo e collaborativo. Prevalgono gli aspetti della partecipazione e della condivisione. L’elemento distintivo del cambiamento è rappresentato proprio dall’user generated content, i contenuti generati dagli utenti.

Un’onda che ha travolto tutti i paesi connessi alla Rete. In Italia gli iscritti ad almeno un social network sono quasi il 10% della popolazione. Più di 4,7 milioni di persone che si ritrovano quasi quotidianamente sul Web per socializzare. Stando a delle ricerche il principale motivo per cui ci si iscrive a un social network in Italia è “Mantenersi in contatto con amici che si vedono di rado” (76,4%). La seconda ragione è “Tenersi in contatto con amici che si vedono spesso” (71,6%). Più staccate le altre motivazioni: organizzarsi con gli amici (56,7%), fare nuove amicizie (34,5%) e flirtare (15,4%). La comunicazione e l’intrattenimento sono dunque le due principali ragioni che spingono a frequentare i social network. E’ così in Italia come nel resto del mondo
Cosa fanno tutte queste persone, virtualmente unite da un cordone ombelicale? Comunicano i loro spostamenti, le loro sensazioni, lo stato della loro digestione, si aggregano in comunità fanta-virtuali, dicono di pensare, e pensano ciò che dicono. Il tutto in un modo talmente spontaneo e irruento da sembrare penosamente falso.
All’interno di Facebook ci si espone a occhi che non sono solo quelli che contiamo nella nostra friends-list. Si rinuncia persino a quel briciolo di incoerenza quotidiana nel nome di una somma finzione dove si è tutto e tutti in un’unica bacheca. Ci si invita a eventi dove nessuno andrà. Si sposano cause planetarie come la fame nel mondo con lo stesso impegno – un clic – con cui ci si iscrive al gruppo che vuole adottare ragazze svedesi di vent’anni. Si inviano baci di pixel con la consapevolezza che non ci sarà mai un seguito di carne. Insomma un meraviglioso spettacolo in cui l’identità viene rubata persino alle comparse.

Gli iscritti non hanno un’esatta età anagrafica, nè classe sociale, razza o religione. Tutti in rete, una rete che spesso più che unirci ci cattura e dalla quale è difficile liberarsi.

Quando ci iscrive ad uno di questi social network è come se rinascessimo. Questa ricostruzione diviene la personalità di ricambio per giocarsi una seconda chance nel rapporto con gli altri, rapporto che magari nella vita reale è stato usurato dalle consuetudini, da naturali limitatezze di status sociale, problemi caratteriali non corrispondente ai canoni del successo.

Il bello è che ognuno puù ricrearsi, rigenerarsi come quasi fosse una specie di Dio capace di realizzare fanta-realisticamente molte delle aspirazioni proprie della modernità, ma allo stesso tempo antiche come l’ uomo. Il corpo diviene un oggetto modulare, a questo possono essere aggiunti accessori fantastici.

Naturalmente i soggetti a cadere più facilmente nella rete sono gli adolescenti i quali hanno una buona e smaliziata conoscenza tecnica con i nuovi mezzi ma pur sempre una semplice e ingenua capacità di riconoscere le cattive intenzioni del prossimo.

I bambini presentano una relazione con i media nel quale l’investimento affettivo con la tecnologia si sostituisce all’investimento affettivo del reale, in pratica i nuovi media si sostituirebbero ai legami affettivi. Ovviamente questo risultato sarebbe ancora più preoccupante perchè le relazioni che si sviluppano all’interno degli ambienti mediatici rappresentati oggi banalizzano le relazioni umane riducendole ad un’esca dello spettatore “massimizzato”, e qui il riferimento ai tanti reality show è sottinteso. I media dunque come protesi emozionali, che creano tecnodipendenze e trasformano l’altro come oggetto di consumo. Lo scenario futuro che ci si propone è la conquista dei social network dai telefonini, le reti sociali avranno definitivamente ‘permeato’ la vita di chi li utilizza. In ogni secondo, teoricamente, si potrà accedere al proprio profilo e a quello dei propri amici. Uno scenario a cui si sta arrivando velocemente e che sta cambiando le strategie degli stessi siti.

Pochi giorni fa un adolescente di soli 15 anni si è impiccato nella propria camera. Il ragazzo aveva provato a mandare messaggi anche estremamente espliciti su Facebook ma nessuno è riuscito a coglierli. Questo pone un grande dubbio in merito alla comunicazione tramite i nuovi media. Sembra quasi che ciò che viene detto non viene nè ascoltato nè compreso dai cosiddetti “Amici cybernauti”.

Le informazioni, i messaggi vengono tutti mescolati. Dietro a un monitor e una tastiera ci si sente liberi di dire tutto ciò che non diremmo faccia a faccia. Il filtro naturale che avremmo in questa ultima occasione viene annientato inquinando così i nostri pensieri. Non ci si prende più in considerazione,  semplicemente le dita battono sulla tastiera molto più velocemente di quanto il cervello ci faccia comprendere. Questa naturale depersonalizzazione ci sta facendo perdere le caratteristiche di “individuo” rendendoci tutti utenti.