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Storytelling: la nuova frontiera della comunicazione

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In tempi di crisi, si sa, ogni idea può esser quella giusta per vendere qualche prodotto in più.
Le aziende scoprono lo storytelling, la nuova tecnica di comunicazione che consiste nel raccontare storie di persone e prodotti, evocare atmosfere e musiche, costruire un mondo simbolico in cui i consumatori possano riconoscersi.
Storie “convincenti, altamente evocative e motivanti”. Narrano le “imprese” dei manager o dei fondatori (anche immaginari), per creare una cultura condivisa e un’identità d’impresa. Costruiscono fiction intorno ai marchi, per farli ricordare e comprare.

Questo strumento di marketing e comunicazione è ancora poco diffuso ma è già stato utilizzato da importanti aziende come Vodafone, Costa Crociere, Wind, Gruppo Autostrade, Consorzio San Daniele.

A questa nuova frontiera della comunicazione, l’Università di Pavia il 19 ottobre dedicherà il 1° Convegno nazionale sul Corporate Storytelling, “Raccontare l’azienda, gli individui, il mercato nella crisi globale”, in programma presso l’Aula Magna, dalle ore 14,00 alle 18,30.
Ideatore e promotore del convegno è Andrea Fontana, esperto di comunicazione d’impresa e autore del Manuale di storytelling (Etas, 2009), materia che insegna al corso di laurea in Comunicazione dell’Università di Pavia.

Il convegno, organizzato dal corso in Comunicazione dell’Università di Pavia presieduto da Giampaolo Azzoni, vuole indagare – grazie a testimonial aziendali, esperti di marketing e comunicazione – i diversi e molteplici impatti che la “narrazione d’impresa” (organizzativa, istituzionale, sociale, etc.) produce nei diversi ambiti della nostra esistenza e sulle pratiche di consumo che fisiologicamente e patologicamente ne conseguono.

“Tutta la nostra vita quotidiana – afferma Andrea Fontana – è ormai avvolta da una rete narrativa che filtra le nostre percezioni, stimola i nostri pensieri, evoca le nostre emozioni, eccita i nostri sensi, determinando azioni di adesione e acquisto. Tutti i giorni, ogni nostro gesto di consumo dipende da trame di desiderio non razionali, che sono una sintesi decisionale multisensoriale, che deriva dalla nostra memoria autobiografica, la quale è di natura narrativa e funziona come una fiction su ‘format discorsivi’. Bisogna diventare la propria storia”.