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Apocalisse 2012

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A detta di Roland Emmerich, i Maya ci avevano visto giusto, in barba alla supertecnologia anno 2009.
La fine del mondo avverrà nel 2012, causata dal surriscaldamento globale.
Il regista di “Indipendence Day” e “The Day After Tomorrow” torna a stupire, più per gli effetti speciali che per il contenuto, con 2012.
Un disaster-movie di tutto rispetto dato che, nonostante i suoi 158 minuti, non cede all’effetto soporifero regalandoci, dal cinquantesimo minuto in poi, effetti speciali a pioggia e visionari momenti di catastrofica bellezza.
Il cinema digitale tutto può. Così, tra grattacieli che si sgretolano – neanche fossero bersagli di un attacco talebano – e crepe terrestri divoratrici, l’apocalisse democraticamente distrugge. C’è il Cristo di Rio De Janeiro che cade in frantumi, c’è la Casa Bianca che viene dilaniata dalla potenza sismica ed inondata dal conseguente tsunami – il primo a morire è proprio il presidente americano, nero (profezia anche questa?) che eroicamente decide di restare col suo popolo. C’è anche il Dalai Lama che muore in preghiera tra le montagne innevate del Tibet. Dulcis in fundo c’è San Pietro che crolla davanti ad una folla di devoti riuniti nel conforto della fede, in prima fila il premier Berlusconi.
Non manca il peggio dell’umanità disperata: sono state progettate delle mega arche di salvataggio per traghettare pochi eletti nel “nuovo mondo”. Il prezzo del biglietto è di un miliardo di euro a persona, ed è subito corsa al posto. Ma anche il popolo ignorante ha le sue talpe beninformate che nella pellicola hanno i volti di John Cusack (interpreta uno scrittore in fuga dalla catastrofe con famiglia al seguito) e Woody Harrelson (nei panni di uno strampalato ciarlatano, il primo a divulgare la notizia apocalittica, salvo non esser creduto da nessuno).
Non mancano i buoni sentimenti, la storia d’amore ed il riscatto sociale dell’Africa, unico lembo di terra ad essersi elevato dalle acque dopo la catastrofe e che diventerà la nuova frontiera dei survivers.