Home Arte Il Pianeta delle tempeste alla Sangallo Art Station

Il Pianeta delle tempeste alla Sangallo Art Station

202
CONDIVIDI

L’artista ferrarese Gianni Dorigo con la mostra Il Pianeta delle tempeste (23 ottobre 2009 – 6 gennaio 2010) inaugura la nuova galleria d’arte moderna Sangallo Art Station a Firenze, una project room di 150 metri quadri dove si alterneranno mostre d’autori giovani e giovanissimi, presentazioni di libri e conferenze, e dove i giovani artisti potranno esporre le loro opere. E ancora una saletta internet, una caffetteria, una biblioteca, un sistema espositivo automatizzato che fa apparire un quadro e sembra di essere al cinema: quattrocento metri quadri con ancora l’odore dell’intonaco, tantissima passione, la voglia di cominciare qualcosa di nuovo.
Il titolo della mostra è tratto dall’omonimo film, tradotto in italiano come “I sette navigatori dello spazio”, un piccolo cult girato nel 1962 da Klushantsev e prima pellicola di fantascienza russa giunta in Italia. Un titolo che manifesta una precisa intenzione: in questa come in altre precedenti occasioni espositive, infatti, Gianni Dorigo si è ispirato al cinema per realizzare 30 nuove opere dedicate alle pietre miliari dell’avanguardia russa e sovietica, dalla Corazzata Potemkin a Ivan il Terribile.
Anche se la sede è nuova, l’idea di Sangallo ART nasce dall’esperienza della Galleria Sangallo, che aveva sede a Firenze in viale Don Minzoni, attiva tra il 1970 e il 1980.
Diretta da Marcello Secci, era stata luogo di mostre di maestri del Novecento, come Picasso, De Chirico, Crippa, così come di autori contemporanei come Mario Schifano e di giovani emergenti in quegli anni, come Luca Alinari e Giuliano Ghelli.
Oggi Eduardo Secci, diciannove anni appena, coadiuvato dal padre e dal fratello, dal gallerista Fabio Fornaciai e per la parte critico scientifica da Martina Corgnati, riapre un nuovo spazio, raccogliendo con entusiasmo l’eredità e rielaborandola.

La galleria è dotata di un sistema espositivo unico nel suo genere. Immettendo un codice nel computer, che richiama una certa opera, questa, afferrata da un braccio meccanizzato comparirà nella sala, e diventerà come una parete del locale. La galleria potrà essere aperta anche su invito: prenotandola per una sera chi ci va potrà godersi, da solo o in compagnia, una serata in galleria. Qualcosa di diverso nel panorama culturale e artistico fiorentino.
Gianni Dorigo, instancabile esploratore di linguaggi, non poteva inaugurare in miglior modo la nuova galleria: 30 nuove opere dedicate alle pietre miliari dell’avanguardia russa e sovietica, dalla Corazzata Potemkin a Ivan il Terribile. L’atteggiamento dell’artista nei confronti del cinema è vorace ma enciclopedico: il suo lavoro si può ben definire una traduzione delle sequenze cinematografiche concentrate nell’atto unico, lentissimo ma istantaneo, della pittura. Traduzione che però, come l’etimologia insegna, è anche tradimento: Dorigo non è un pubblicitario, anche se conosce a fondo i meccanismi della comunicazione di massa, e non è un grafico anche se insegna grafica.
È un artista “totale” che usa la pittura, la scrittura, il colore, la fotocopia, l’immagine moltiplicata con tutta la sete bruciante di strumenti che può concedersi soltanto chi è in possesso di uno stile abbastanza forte da non scomporsi e non confondersi di fronte a qualunque avventura di linguaggio. Dorigo ha trovato la sua strada orientando la pittura in direzione della comunicazione di massa con le sue forme e i suoi codici; ma ha sempre ricompreso le immagini medianiche, di qualunque natura esse fossero, nelle forme e nei limiti propri della pittura. Un compito niente affatto facile che implica lo sforzo costante di rivolgere lo sguardo in più direzioni contemporaneamente: uno sforzo di leggerezza, di auto-ironia, di immancabile presenza al mondo.
Gianni Dorigo è nato a Ferrara il 30 settembre del 1953, vive e lavora a Firenze. Al suo attivo ha più di 30 mostre personali, dal 1980 è insegnante e responsabile del corso di Visual Design presso l’Istituto d’Arte e Design Leonetto Cappiello.
Con la prima mostra personale nel 1974 (presentazione di Antonio Bueno) ha inizio una carriera davvero fervida di produzioni. Nel 1995 il Comune di Certaldo organizza presso Palazzo Pretorio una mostra antologica di Gianni Dorigo.
Nelle sue sale più di cento quadri dal 1974 al 1994, dalle Scritte sui muri fino alle Geografie e Miti. Prosegue la presenza di Dorigo nelle fiere artistiche italiane: Arte Fiera Bologna, Arte Roma97, MiArt Milano.
Nel 2001 la Galleria Il Ponte ospita la mostra Cinemascope, catalogo edizioni Polistampa con testi di Omar Calabrese, Claudio Carabba e una poesia di Vincenzo Mollica. Il cammino segnalato all’inizio, che partiva dalla pittura, e lentamente ma inesorabilmente conduceva alla pubblicità e alla sua affissione, si volge all’indietro. La pubblicità (quella pubblicità: fonte dell’immaginazione contemporanea, e soprattutto dotata di forte componente narrativa) torna verso la pittura, riscopre le sue origini antiche e ormai cancellate. Il pregio, peraltro, consiste proprio nel non limitarsi ad enunciare il percorso che abbiamo detto, producendo un’arte filosofica ma magari noiosa, ma a praticarlo coi mezzi medesimi del dipingere, affrontando così i rischi inevitabili che l’esibizione tecnica impone all’artista, ma che spesso costituiscono anche l’obiettivo della sua sfida e delle sue soddisfazioni.
Nel 2008 presenta a Pistoia, con uno scritto di Benedetta Pucci, presso la galleria M’arte una selezione, con alcuni inediti, delle opere Il fiore e il serpente. Per la “Festa della Toscana” 2008 realizza una serie di 20 quadri su Cinema e lavoro. Il periodico del Consiglio Regionale, «Il Consiglio», dedica la copertina e un articolo interno a queste opere con contributi di Franco Carnevale e Roberta Fiorini.
Nel 2009 realizza le immagini del numero 9 della rivista «Antipodi» a cura di Alessandra Borsetti Venier: 16 lavori dedicati al cinema americano, horror, fantascientifico, noir, dagli anni Venti agli anni Ottanta.
La serie completa di 30 opere viene presentata nella galleria Immaginaria di Firenze con l’intervento di Paola Facchina.

Orari mostra Il Pianeta delle tempeste
martedì / sabato : 10.00 – 13.00 e  15.30 – 19.30
o su appuntamento
Chiuso domenica e lunedì