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Il prete polacco nemico pubblico del regime

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Nella rigida Polonia degli anni ’80, dominata da un regime comunista avverso alla Chiesa (i cattolici erano controllati dai servizi di sucerezza perché ritenuti pericolosi soffersivi), un umile parroco di Bialystok, padre Jerzy Popiełuszko, muore nel sogno di un’Europa senza frontiere.
Presentato in anteprima internazionale al Festival del Film di Roma nel giorno in cui decorreva il venticinquesimo anniversario della sua morte (era il 19 ottobre, ironia della sorte), Popiełuszko, non si può uccidere la speranza, ha segnato uno degli appuntamenti con la storia più significativi della mostra cinematografica romana.
Diretto da Rafał Wieczyński ed interpretato dall’intenso Adam Woronowicz, il film racconta la vita di padre Jerzy: la sua profonda fede, il servizio militare a cui i seminaristi venivano costretti, l’ordinazione e l’incontro con gli operai in rivolta delle acciaierie di HutaWaszawa, la ribellione non violenta al potere politico e alle gerarchie ecclesiastiche, la costante ricerca della verità.

Popiełuszko divenne il cappellano di Solidarnosc, primo sindacato indipendente dell’Europa dell’Est, dalla parte del popolo e dei deboli.
Fu un grande testimone del suo tempo di cui il regista ricorda: “Durante le omelie padre Popiełuszko sudava perché sentiva profondamente il peso di ciò che diceva e, predicandolo, se ne assumeva la responsabilità.” Erano le sue “messe per la patria” in cui dava voce ai deboli incitandoli ad alzare la testa, a combattere per i propri diritti, ad essere cittadini liberi di un mondo libero.
Padre Jerzy, 37 anni, venne rapito dai servizi segreti, torturato, incaprettato e gettato nella Vistola.
A pregare sulla sua tomba 18 milioni di persone e, soprattutto, padre Wojtyla che il 14 giugno 1987 gli diede la “cittadinanza di grande europeo”: “Il giorno dei funerali, ha detto il regista, c’erano 600 mila persone, tra queste io che ero addetto al servizio d’ordine. Per me fu un’esperienza incredibile, capii che quell’uomo avrebbe fatto parte della memoria nazionale. Quando decisi di farne un film mi colpì l’incontro con i familiari di Popiełuszko ed il ricordo umano che avevano di lui: padre Jerzy collezionava pepiere e cartine dei posti che avrebbe voluto visitare.”

“Popiełuszko” ha richiesto 2 anni di preparazione – molto nel film è lasciato alla memoria storica del tempo, fra cui le immagini di repertorio del funerale – e 7 mesi di riprese in 14 città differenti.
L’uscita italiana è prevista per il 6 novembre mentre in Polonia ha già avuto un grande successo di pubblico. 1.300.000 spettatori si sono emozionati nel rivedere il volto del loro martire nazionale, uno spirito a servizio degli altri; la memoria di una fede e di uomo che il tempo non ha ucciso.