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L’ingiusta dieta nello sport

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Il doping è un problema legato, come fenomeno, alla salute pubblica e non solo all’etica sportiva. Quando vengono somministrate o assunte sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, o ci si sottopone a pratiche mediche non giustificate da patologie, che richiedano di modificare le condizioni psicofisiche dell’organismo, si parla allora di doping.
Lo si considera un reato penale, punibile fino a tre anni di reclusione, se a distribuire le sostanze incriminate è un dipendente CONI o si induce un minorenne a farne uso.
Il doping è una pratica antichissima risalente ai primi giochi olimpici. Vincere equivaleva ad essere osannato come una divinità, quindi venivano assunte strane pozioni per incrementare la resistenza.
Un esempio su tutti quello dei lottatori greci che utilizzavano una sostanza estratta da un fungo per potenziare le prestazioni.
Attualmente, tra i farmaci che vengono adoperati per il doping c’è l’Eritroproietina, gli anabolizzanti e gli stimolanti. La EPO è una glicoproteina che fa proliferare i globuli rossi. In medicina viene usata per trattare casi di anemia. E’ molto diffusa tra ciclisti e maratoneti, che hanno da supportare sforzi di lunga durata. Ma a lungo termine può generare viscosità del sangue e quindi ictus ed infarto.
L’uso di steroidi sviluppa la muscolatura e fa reagire alla fatica, ma crea tossicità al fegato e può sviluppare tumori. Gli stimolanti, come ad esempio le anfetamine, efedrina o cocaina, servono ad aumentare l’aggressività e l’agonismo, possono però generare disturbi cardiovascolari e neurologici.
Il doping ha due pratiche che sono quello ematico e la manipolazione dei campioni d’urina. L’atleta nel primo caso si sottopone ad un prelievo di sangue che poi gli riviene trasfuso, quando i globuli rossi sono stati accresciuti. C’è il rischio però di acquisire malattie infettive. Nel secondo caso, con un catetere si immette in vescica urina altrui per superare il test.
Solo quando viene documentata una condizione dell’atleta che, previa certificazione d’assenza di pericoli, egli risulti nella necessità di acquisire tali essenze, allora è possibile partecipare a competizioni sportive, ma deve corrispondere a specifiche esigenze terapeutiche. Il CIO è l’organo che effettua i controlli in laboratorio, gli unici ad essere accreditati. Tra i tanti atleti squalificati ricordiamo Ben Johnson, a Seul nel 1988, a causa del nandrolone, un’anabolizzante.
Il doping, io credo e cito, viola lo spirito dello sport, quale disciplina leale e come scuola di vita.
Non volendo far sacrifici, i giovani si affidano a gente senza scrupoli e a queste sostanze illegali, sia perché non vogliono impegnarsi seriamente, sia perché si è sottoposti allo stress di vincere a tutti i costi.
Chi fa uso di sostanze dopanti, non ha cura del proprio corpo né della propria mente e non ha rispetto per ciò che lo sport trasmette e cioè responsabilità ed educazione.