Home Varie Teatro Il trionfo della Turandot

Il trionfo della Turandot

369
CONDIVIDI

Al Petruzzelli di Bari, il giorno tredici del corrente mese, lo spettacolo della Turandot, messo in scena per dare inizio alla stagione teatrale d’opera, ha riscosso grande successo, dichiarando il tutto esaurito.
Le voci sono Martina Serafin nella parte della glaciale e spietata principessa Turandot e Fabio Armiliato, grande tenore sulla scena lirica internazionale, interprete di Calaf.

Molti gli applausi tributati alla sua versione di “Nessun dorma”. Roberta Canzian ha profuso il suo talento di soprano nella parte di Liù, Domenico Colaianni, basso-baritono, Cristiano Olivieri, baritono e Stefano Pisani, tenore, hanno interpretato rispettivamente Ping, Pong e Pang, gli sprezzanti ministri di corte. Il coro della Fondazione Petruzzelli, diretto dal maestro Franco Sebastiani ed il coro delle voci bianche del Conservatorio di Bari, diretto dal maestro Emanuela Aymone, non hanno tradito le aspettative.
Da ricordare le coreografie di Domenico Iannone, che hanno dato supporto scenico alla rappresentazione. La regia è stata curata da Roberto De Simone, che, con stile raffinato, ha reso pregevole la scena della principessa che racconta l’origine della sua crudeltà, in contemporanea alle reminescenze di un’antenata violentata da un soldato dell’esercito invasore.

Il direttore d’orchestra Renato Palombo e la sua bacchetta, hanno con ricercatezza ed espressione trasmesso l’inquietudine che le atmosfere dell’opera, di volta in volta, suscitavano.
Questo sforzo artistico del grande Puccini, che presta attenzione più al coro che ai singoli protagonisti, è una delle più belle prestazioni del compositore di Lucca.

L’esibizione si è aperta con uno scenario inneggiante di trombe e tromboni. La scenografia di Nicola Rubertelli, ha proposto un’enorme scalinata di pietra grigia, alla cui sommità troviamo il palazzo imperiale della città proibita di Pechino. Ai lati delle scale statue dell’esercito di terracotta, di guardia alla tomba del primo imperatore Qin Shi Huang.
La sorpresa sta nel riscontrare che le statue non sono copie ma elementi del coro, che dopo essere state immobili, si animano e interpretano la folla oppressa che al contempo odia e idolatra la perversa principessa. Gli abiti della costumista Odette Nicoletti, come le scene, sono senza tempo, sfavillanti e cangianti ma senza le tipiche gamme floreali cinesi.

Turandot ha reso omaggio al suo autore con una versione sospesa lì, dove lui stesso l’aveva interrotta, ossia dopo la morte di Liù, a causa del decesso avvenuto a Bruxelles per un tumore alla gola. Si è troncata la partitura con un lavoro compiuto meritevolmente.
Emozione e partecipazione per questo evento, che ha per questa figura d’eccezione, padre del melodramma, reso atto di ossequio.