Home Varie Teatro La rievocazione divina

La rievocazione divina

310
CONDIVIDI

E’ un capolavoro che supera il tempo ed i secoli, rendendosi di volta in volta, sempre attuale. La Divina Commedia di Dante Alighieri, a scuola viene vissuta come un disturbo, la peggiore delle condanne, forse perché qualsiasi cosa si trasformi in obbligo, finisce per diventare un fardello. Ma quando ci si predispone al suo apprendimento da semplice lettore, la si ama per i contenuti e la magia che scaturisce dai versi, per sempre.
Sono tanti gli estimatori, sia sulle scene teatrali che televisive; basti pensare a “Dante incontra Albertazzi”, o più recentemente a Roberto Benigni in giro per l’Italia a declamare i vari cantici, ascoltato da spettatori incantati.
Al teatro Team di Bari, è andato in scena, con una consistente presenza di giovani, il primo musical sulla Divina Commedia.
Mons. Marco Frisina, direttore del Canto Liturgico del Vicariato di Roma e Maestro Direttore della Cappella Musicale Lateranense, già compositore delle celebri musiche sacre che hanno accompagnato Papa Giovanni Paolo II nei raduni delle Giornate della Gioventù, ha riportato sulle scene l’immortale ode.
Su libretto di Gianmario Pagano, Frisina ne ha curato gli stili musicali. Tutto si incentra sull’Amore, come perno che nuove l’universo, fino a rappresentare quello più terreno e più fragile, legato all’umanità. In due ore di spettacolo sono stati privilegiati solo alcuni dei personaggi che il sommo vate trovò sul suo cammino come le tre fiere, Caronte, gli amanti Paolo e Francesca, nel quinto canto dell’Inferno, Pier delle Vigne, il prode Ulisse, il conte Ugolino, che mangiò la propria progenie, per poi passare ai poeti Giunizzelli e Arnaut, Matelda, S. Bernardo, Piccarda e Tommaso.

Si è diviso il musical in due atti; il primo costituito dall’introduzione e la cantica dell’Inferno, mentre il secondo ha racchiuso il Purgatorio ed il Paradiso.
I brani nel primo atto sono stati composti con chiari riferimenti alla musica moderna e per rendere più vivo il pathos dei racconti, si è scelta la Heavy-metal. Nello sfondo, come scenografia, hanno fatto da padrone i disegni di Gustave Dorè, in cui si potevano ammirare una selva spaventevole, un’infuocata città di Dite, con luci rosso intenso per rendere più suggestiva l’ambientazione.
Nel secondo atto, passando dal dolore alla preghiera, si è favorito il canto gregoriano. Quando tutto è divenuto pura gioia e purezza, si è dato il via a canti d’amore e di ringraziamento verso Dio e le sue opere.
Gli attori ed il corpo di ballo con dodici ballerini acrobati, che hanno danzato anche tra il pubblico, sono stati valenti.
Ancora una volta Dante è stato elogiato come emblema di cultura e vanto della lingua italiana. Quest’opera affascinante non delude mai, e chi avrà modo di denigrarla o di esserne detrattore, non ne avrà compreso l’aura di eterno di cui è profusa.