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L’uomo serio dei fratelli Coen

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Prologo: in uno shtetl (cittadina ebrea) polacco di metà 800, un dybbuk, lo spettro di un parente morto, bussa alla porta di una coppia d’ebrei: la donna, riconoscendo il defunto, infilza con un punteruolo il demone che va via borbottando sulla strana accoglienza riservategli dai suoi familiari.
E la maledizione yiddish ha inizio, così come comincia l’ultimo capolavoro dei fratelli Coen, A serious man. La genialità di Joel e Ethan Coen questa volta si scontra col loro affascinante passato: la cultura ebraica – di cui loro stessi sono intrisi -, il luogo ed il tempo in cui si svolge la vicenda (le peripezie di una comunità ebrea degli anni ’60); l’integerrimo Larry Gopnik (Michael Stuhlbarg), ebreo e professore di fisica all’Università ebraica del Mid West che sa tanto dei coniugi Coen (anche loro insegnanti universitari).

È forse quella frase buttata lì (non a caso) a metà film la chiave della storia: “Tutti vogliamo La risposta”. Sì, perché “A serious man” è un ricettacolo di domande, più o meno esistenziali, cui la ragionevolezza dell’uomo stenta a trovare una soluzione.
E nonostante il luminare Gopnik passi la maggior parte della sua esistenza fra grafici e formule (con tanto di dimostrazione: il “gatto di Schrödinger” è morto o è vivo?), a farla franca è sempre il principio d’indeterminatezza.
Un figlio adolescente e indisciplinato (affronta il sacro rituale del suo bar mitzvah dopo aver fumato una canna); una figlia che gli ruba di nascosto i soldi per rifarsi il naso; una moglie che vuole un Gett (divorzio rituale) per potersi risposare nella fede con “l’amico di famiglia”, apparentemente “a very serious man”.
Il povero Larry confida nella saggezza dei rabbini, certo molto carismatici ma poco inclini a dare risposte: un gioiellino l’aneddoto sul dentista ebreo che si imbatte nei denti di un non ebreo in cui vi era incisa una richiesta d’aiuto.
“Cosa vorrà Dio da me?”, “Come potrò aiutare il non ebreo?”, si chiedeva il dentista. E poi? E poi nulla. Nessuna risposta e via con la prossima domanda…
Il messaggio di speranza tarda ad arrivare: la vita di Larry è i continua discesa, così come la sua rettitudine. Cede alle “drogate” lusinghe della conturbante vicina di casa e al tentativo di corruzione di uno studente coreano insoddisfatto dell’insufficienza in matematica.
Sul finale l’uragano che incombe segna l’epilogo tragico di questa esistenza paradossale. Chi è l’uomo serio? Cos’è la rettitudine? A chi dobbiamo affidarci?
Morale: le risposte tardano ad arrivare ma farsi delle domande è già un buon inizio.