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A Single Man

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Alla sua prima prova da regista, lo stilista Tom Ford “ammanta” il talentuoso Colin Firth d’una veste che gli calza a pennello (Coppa Volpi alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2009).
Il George di A Single Man è, infatti, una maschera di perfezionismo e cura del dettaglio, è l’apparenza che nasconde il dolore represso e perfino la rabbia suicida.

Il film è tratto dal romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood e adattato per il grande schermo da David Scearce e dallo stesso Tom Ford.
I capelli cotonati e le auto d’epoca ci riportano agli anni ’60, quando lo spauracchio del comunismo paralizzava l’America – sono gli anni della crisi missilistica cubana – e la trasgressione si faceva strada a suon di minigonne e marijuana. In questo scenario si muove un uomo solo (meglio, un “singolo”), il professore universitario George Falconer: la macchina da presa ricompone le 24 ore decisive della sua vita, lo segue fin dal risveglio e scava dentro la sua memoria.
Ci sono tracce di giorni felici e, soprattutto, c’è sempre lui, Jim (Matthew Goode), l’amore di George – e suo compagno per 16 anni – morto precocemente a causa di un incidente stradale.

Da quel giorno la vita di George è impantanata, spenta. Il blackout sentimentale si accompagna a quello relazionale: George conduce un’esistenza meccanica – una casa impeccabile, il gusto nel vestire, la meticolosità del dare a tutto la giusta collocazione. Solo per il suo cuore non c’è scampo. Il dolore per la perdita di Jim non trova posto nel passato, no: vuole invadere il presente ed impossessarsi del suo futuro.
E quando neanche l’incontro con la più cara amica – nonché ex fidanzata “perché le donne mi piacciono ma mi innamoro solo degli uomini” – il professor Falconer ritrova un sussulto vitale nel giovane Kenny (Nicholas Hoult), studente confuso e intenzionato ad assecondare una sospetta omosessualità.

Preceduto da critiche entusiaste e sorretto da un degno cast – strepitosa Julianne Moore nella parte dell’amica frustrata, “A Single Man” sa descrivere la condizione umana con intensità: in bilico tra passato e futuro, l’uomo sa di avere come unica soluzione quella di vivere il presente per rimarginare le ferite di ciò che è stato ed avere la forza di costruire ciò che sarà.