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L’antica Atella tornerà alla luce

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Finalmente tornerà alla luce l’antica città di Atella. La culla della prima forma di teatro satirico, le Fabulae Atellanae, appunto, di cui hanno parlato Livio, Pomponio, Svetonio, e di cui lo stesso Plauto subì una profonda influenza, risorgerà dalla terra.

I primi scavi e i primi ritrovamenti di quella città osca tra le più importanti del mondo antico,risalgono all’inizio del secolo scorso e solo negli anni ‘60 gli amministratori dei comuni che si estendono tra la provincia di Caserta (Succivo, Sant’Arpino, Orta di Atella) e quella di Napoli (Frattaminore), decisero di impegnarsi nella realizzazione di un parco archeologico, acquistando tutti i terreni interessati, per compiere gli scavi.

Nel corso degli anni sono state profuse smisurate energie per la realizzazione di questo progetto (e non solo) anche da parte dell’Archeoclub di Atella che con la sua costante e attenta opera di tutela del territorio ha permesso di recuperare diverso materiale proveniente da scavi abusivi, poi conservato nel Museo Archeologico dell’Antica Atella, aperto nel 2001 nel comune di Succivo (CE) sempre in seguito ad un instancabile e  tenace impegno dell’ Archeoclub e del suo presidente Giuseppe Petrocelli.

La speranza degli addetti ai lavori è quella di ritrovare le vestigia dell’antico teatro dove venivano rappresentate le Atellane e dove la storia narra che il poeta latino Virgilio avesse letto per la prima volta, all’imperatore Ottaviano, le Georgiche. L’importanza di tale teatro si può ricavare anche da ciò che racconta Svetonio, il quale scrisse che quando Tiberio morì a Misenum taluni proposero di trasportarne il cadavere ad Atella e di cremarlo nell’anfiteatro.

Nella realizzazione del progetto del parco archeologico ha svolto una parte di non poca importanza la visita a Sant’Arpino del Premio Nobel Dario Fo che, intervenuto nel 2002 alla Rassegna Nazionale di Teatro Scuola PulciNellaMente, sollecitò energicamente il governatore Antonio Bassolino a dare una risposta tangibile sull’istanza del parco.

Da allora il progetto ha subìto una spinta concreta tanto da ricevere un primo finanziamento per il restauro dell’ex edificio del podestà della città di  Atella di Napoli (così era denominata nel periodo fascista l’area che racchiudeva i comuni sorti sulle rovine dell’antica Atella), ubicato proprio al centro del parco. Il successivo finanziamento, invece, ha dato l’avvio alla seconda fase del progetto che ieri ha visto finalmente l’inizio ufficiale della campagna di scavi e parte del consolidamento di ciò che resta di un antico edificio termale chiamato comunemente dagli atellani il “Castellone”.

Il fermento è palpabile. Ieri il primo saggio effettuato, mirato all’individuazione dell’anfiteatro, ha dato esiti entusiasmanti: sotto circa cinquanta centimetri di terra sono state intraviste delle tracce murarie.

Ormai è arrivato il tempo in cui si potrà dare una risposta tangibile alle aspettative che da decenni nutrono i cittadini dell’agro atellano.

E mentre gli archeologi scavano, già ci si chiede se la gloria e la ricchezza dell’ antica Atella, oltre a  risplendere nel mondo della cultura e dell’arte, non possa anche concretizzare la speranza di un rilancio economico dell’intera area.