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La foresta che non c’è più

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Negli anni Novanta sparivano 16 milioni di ettari di alberi all’anno, nel primo decennio del nuovo secolo si è scesi a 13 milioni. Sono le cifre contenute nel rapporto che la Fao ha appena reso pubblico: uno studio condotto ogni cinque anni che ha utilizzato il contributo di 900 specialisti in 178 paesi.
Il dato preoccupante è che ogni anno sparisce ancora una macchia verde grande come la Grecia. Nell’ultimo decennio c’è stata una costante diminuzione della superficie forestale sul globo. Le perdite maggiori si sono registrate in America del Sud (4 milioni di ettari) e in Africa (3,4 milioni di ettari). In rosso anche l’Oceania, dove si continua a pagare lo scotto di un terribile periodo di siccità che ha colpito l’intero decennio.
L’Asia, invece, ha i bilanci in positivo grazie alla politica di rimboschimento sostenuta da Cina, India e Vietnam, anche se l’attacco alle foreste primarie non si è fermato.
Stabile l’America del Centro Nord e in crescita la quota verde dell’Europa. Il giudizio di Eduardo Rojas, vicedirettore della Fao è complessivamente positivo: “Per la prima volta il tasso di deforestazione mondiale sta scendendo grazie a sforzi condotti sia a livello internazionale che locale. I paesi non hanno solo migliorato le loro politiche di utilizzo delle foreste ma ne hanno anche assegnato l’uso alle popolazioni locali. Il tasso di deforestazione resta comunque alto e gli sforzi vanno raddoppiati”.
Una particolare tutela è necessaria alle foreste primarie, quelle non ancora intaccate, che costituiscono la roccaforte della biodiversità terrestre: oggi rappresentano il 36 per cento delle foreste totali ma hanno perso 40 milioni di ettari in 10 anni a causa del degrado, del taglio e della riconversione a usi agricoli. L’altro caposaldo della conservazione sono i boschi della rete dei parchi che dal 1990 è cresciuta di 94 milioni di ettari raggiungendo il 13 per cento della superficie complessiva delle foreste. Nonostante il leggero miglioramento, la situazione dunque resta preoccupante.
Gli incendi e gli attacchi dei parassiti colpiscono ogni anno l’1 per cento delle foreste, e, in assenza di un valido piano di intervento, il dato è destinato ad aggravarsi a causa dei cambiamenti climatici che stanno alterando il ciclo idrico.
La deforestazione a sua volta accelera il processo del cambiamento climatico: a livello globale si calcola che nel periodo 2000–2010 lo stock di carbonio contenuto nella biomassa delle foreste si sia ridotto di 500 milioni di tonnellate.