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L’antitesi tra bene e male, Dr. Jekill and Mr. Hyde

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Scritto nel 1886 “The Strange Case of Dr. Jekill and Mr. Hyde”, rappresenta uno dei grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi.
Alla base del romanzo una trama avvincente che punta sul significativo sdoppiamento della personalità presente in tutti gli esseri umani, ma che nel libro evidenzia nettamente il dissidio tra il bene ed il male. Durante gli studi che effettua sulla psiche umana, il dott. Henry Jekill, scopre che è possibile, attraverso una pozione da lui stesso prodotta e avente effetti straordinari, testare su di sé ciò che egli stesso sperimenta e subisce una trasformazione, che facendo emergere la sua seconda natura, Hyde, mette a nudo anche tutte le inclinazioni che essa ha verso l’ immoralità. In questo modo comprende che al di là di ogni etica, la sua identità primaria viene scalzata da questa nuova natura licenziosa e terrificante. Hyde è un mostro, simbolo del demonio, crudele e dagli atteggiamenti malvagi. Stevenson lo denomina “male allo stato puro”.

Quando sono state trasferite sullo schermo le vicende del romanzo, non si è rimasti fedeli alla trama; di fatto solo in due casi Hyde si mostra con evidenza spietato. Quando urta una bambina e la calpesta e quando ammazza barbaramente a bastonate un membro del parlamento inglese. Nei film si scopre colpevole di innumerevoli atti criminosi, forse per cercare più attrattiva nello spettatore. Nel libro non sono presenti figure femminili mentre nei passaggi al cinema e nei musical, ricordiamo la fidanzata di Jekill, la cameriera e persino l’amante prostituta di Hyde.

Al teatro Caboto di Milano, nei giorni scorsi, il regista Gianluca Frigerio, ha riportato in scena con un proprio adattamento “Lo strano caso del dott. Jekill e Mr. Hyde”.
Tra gli attori lo stesso Frigerio, Vincenzo De Maio, Margherita Rometti, Andrea Arrigoni, Leone Marchetti. Con qualche licenza, la rielaborazione cerca di mantenere fede al romanzo, al suo proclama morale.
Il ritmo serrato, particolari effetti scenici ed una scenografia tra luci ed ombre, è con questi elementi che il regista drammaturgo ha reso avvincente l’esperimento di far partecipare i presenti in sala, facendo si che essi potessero seguire da vicino la dissociazione presente nella vicenda narrativa. Lo stile recitativo non ha ricalcato l’epoca vittoriana dell’800, ma ha avuto connotati moderni. L’intero spettacolo è apparso colmo di energia, liricità e con tratti altamente drammatici.
L’essere primordiale compare in questo allestimento come figura costante; basta nominarlo o descriverlo ed appare.