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L’arte di invecchiare

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Una bella donna che tramonta, guadagna la pericolosità di saper gestire l’esperienza e le possibilità che ancora sa di poter vantare.
E’ frequente notare queste signore accompagnarsi a giovanotti con meno della metà dei loro anni, attratti dalla sicurezza irresistibile che le avvolge. Come prede, sono incantati e ignari del pericolo che esse emanano. Credono di condurre il gioco, ma sono solo dei bei corpi da portare in giro, come trofei immolati alla loro fame di vita.
Se non sono ricorse alla chirurgia plastica, che comporta l’acquisire una non espressività sul viso, le increspature che ostentano le portano con disinvoltura.
Curare il proprio fisico vuol dire invecchiare bene. Una dieta sana, esercizio e lunghe passeggiate, sono meno inquietanti di un bisturi che scava e traduce in un azzardo lo scempio che intrappola la volontà. I difetti rendono le cose semplici opere d’arte, perché gli conferiscono un’eredità di unicità.
Un tratto sexy, un patrimonio di orgoglio che trasformano una bella in icona, in un sinonimo di eroina dello stile.
Bisogna essere fiere e coltivare l’eleganza personale, non costringere un corpo che, naturalmente ha subito delle modifiche, a rimanere ingabbiato in una mise da spettinata parodia di sé stesse. Il carisma non si insegna nelle università.
Si estrapola come da un patrimonio genetico ed in alcuni casi è ingombrante come un retaggio di regalità impudente. La radiosità emana dalla calma serafica che il non dover scegliere induce. Non hanno opzioni da selezionare. Sanno già quello che è giusto per loro. Per tutto il loro cammino erano in coppia della loro entusiastica brama di assaporare languidamente le epoche, spinte dalla libertà della loro eleganza.
E se quando le si guarda, sono oggetto di pettegolezzo perverso, esso è determinato dall’essere privo di citazioni banali, ma ricolmo di fiele da irrorare sullo spettacolo che erompe davanti agli occhi di chi le giudica. Un’infantile morbosità non per scelta, ma rimanendo all’ombra del rimirarsi dentro incattivite per quel travaglio che lascia spossate, dà un’idea di queste giovanissime fatte in serie, che non hanno attenzione per il loro benessere e subdolamente bistrattano queste leggende, alle quali non hanno fiducia di somigliare tra trenta anni. Le quarantenni e le cinquantenni d’assalto, non sono più considerate tardone.
Anche a sessant’anni si può essere esclusive, delle vere star in evoluzione. Ammiccare alla terza età, ghignando agli acciacchi e gustando la creatività, sempre con buongusto, rendono irripetibili queste superfici riflettenti delle tendenze over, veri ed inimitabili marchi di desiderio.