Home Sport Altri sport Tennis, Fed Cup: la storia sono loro! Immense ragazze, quarta finale in...

Tennis, Fed Cup: la storia sono loro! Immense ragazze, quarta finale in 5 anni

314
CONDIVIDI

Quattro finali di Fed Cup in 5 anni. Basta meno di una riga per capire la portata dell’impresa che le ragazze del tennis azzurro hanno compiuto in questa domenica di primavera.

UN POSTO NELLA STORIA – Quella italiana si conferma tra le compagini più forti nella storia di questo campionato del mondo a squadre, nato nel 1963. Aprendo l’albo d’oro della manifestazione si scopre che sono state poche le Nazionali in grado di tenere questi ritmi. Tra il 1976 e il 1982 gli Stati Uniti trionfarono in 6 edizioni consecutive: erano i tempi di Martina Navratilova!! In 5 anni fece altrettante finali la Spagna, vincendo 4 volte. Tra il 1991 e il 1996 l’armata giallorossa poteva contare su Arantxa Sanchez, 8 finali Slam nello stesso periodo, e Conchita Martinez, unica spagnola della storia a vincere Wimbledon donne.

SONO SEMPRE LE DONNE! – I nomi di Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Sara Errani e Roberta Vinci, scolpiti vicino a quelli di alcune giganti di questo sport. L’Italia del tennis è così, a due facce. Da una parte gli uomini, in uno dei periodi peggiori della nostra storia tennistica, dall’altra le donne, a tenere in alto il nome del nostro paese. Una tendenza ormai consolidata. Pensate a Federica Pellegrini, Valentina Vezzali, Tania Cagnotto, o a un altro fantastico gruppo, come quello della pallavolo.

UN SECCO 3-0 – Rispettato in pieno il pronostico della vigilia. Una vera e propria valanga azzurra ha travolto la Repubblica Ceca, uscita non con uno, ma con due occhi neri dal Foro Italico. 3 singolari vinti, nessun set ceduto: questi numeri di una sfida mai in bilico.

FLAVIA PENNETTA DECISIVA – A portare il punto definitivo è stata Flavia Pennetta. Non una delle migliori partite in carriera per ‘Piccola Penna’, anzi…, ma come abbiamo già detto più volte, la brindisina ha ormai il dna della campionessa. Pur non giocando il suo più bel tennis, ha schiantato la giovane 20enne Petra Kvitova, numero 60 del mondo. Un gap di esperienza che ha permesso alla nostra di vincere con il punteggio di 7-6 (3) 6-2.

IL MATCH – Schierata in sostituzione di Lucie Safarova, umiliata da Francesca Schiavone nell prima giornata, Petra Kvitova se l’è giocata senza paura. Ben consigliata dal punto di vista tattico, ha sfoderato un tennis molto aggressivo dal primo all’ultimo punto. Ha tirato a tutto braccio, creando all’azzurra grossi problemi da fondo, e ha imbeccato molti vincenti, in particolare con il rovescio bimane e l’insidioso dritto mancino. A fronte di un tale atteggiamento, ci sono stati anche tanti errori: 30 i gratuiti in un’ora e 18 minuti di match.

In apertura Flavia fa tesoro degli innumerevoli pasticci dell’avversaria e si stacca immediatamente nel punteggio. Sul 5-2 servizio Kvitova l’azzurra beneficia dell’ennesimo comodo dritto in rete di Petra per andare a set point. Proprio nel momento di maggior pericolo, la tattica spregiudicata della boema paga. La 20enne di Bilovec piazza due accelerazioni sulla riga per salvarsi, e nel gioco successivo si inventa una serie di risposte che le permettono di mettere a segno il controbreak a zero. L’equilibrio procede fino al 3-2 del tie break, quando la concentrazione della giovane ceca si spezza su un errore del giudice di linea. Palla buona di Flavia chiamata out. Petra è convinta di avere fatto il punto, ma le viene prontamente tolto. Dal possibile 3-3 la Kvitova si trova sotto fino al 2-5. Al primo set point contro (il secondo nel complesso) butta via la rimonta con un doppio fallo. Anche nel secondo l’azzurra prende subito il largo. Si issa fin sul 4-1 e servizio e tiene la battuta in un sesto game chiave che la vede commettere due doppi falli consecutivi, ma anche annullare alla grande 3 palle break, di cui 2 grazie a un ace e a una prima vincente.

ORA LA FINALE – Nel giusto trionfalismo generale, l’obiettività ci spinge a rimarcare come un banco di prova più ricco di significato sarà la finale contro Stati Uniti, nel caso in cui giocasse almeno una delle due Williams, o Russia. La Repubblica Ceca non poteva impensierirci, non sarebbe successo nemmeno in un film di fantascienza. Molto più ostica era la trasferta in Ucraina, che il sorteggio ci aveva riservato all’esordio. Quando però si riporta indietro la mente a un anno fa, al ricordo del trionfo contro l’armata russa nella scorsa semifinale, allora si capisce che c’è ancora spazio per sognare.

 

CONDIVIDI