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La legge bavaglio che vuol zittire l’informazione

Ddl Intercettazioni approvato dalla Commissione Giustizia al Senato: rischi e pericoli di una "lex porcata"

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Il testo del ddl di riforma delle intercettazioni ha ricevuto la sua approvazione dalla Commissione Giustizia del  Senato.
Dopo una lunghissima discussione notturna, i senatori della maggioranza hanno approvato, alle 3 di questa mattina, il testo della cosiddetta “legge bavaglio”. Tuttavia sono in progetto alcuni emendamenti, previsti entro venerdì 28 maggio in Aula.
Le eventuali modifiche riguarderebbero le sanzioni sia per gli editori che per i giornalisti professionisti che registrano altre persone nell’esercizio delle loro funzioni e le modalità di pubblicazione degli atti delle intercettazioni.
Al di là dell’iter legislativo, ecco i contenuti del testo da approvare e gli effettivi rischi nell’ambito dell’informazione.

La legge vieta di dare notizie su indagini prima delle udienze preliminari, ciò vuol dire che si verrà a conoscenza dei fatti soltanto due o tre anni dopo il loro effettivo verificarsi, se va bene. Se la legge fosse attualmente in vigore non si saprebbe assolutamente nulla sull’evoluzione della vicenda legata ai “grandi appalti”.
La legge punisce gli autori di riprese o registrazioni effettuate senza il consenso dei diretti interessati. La sanzione prevede il carcere per almeno 4 anni, a meno che non si tratti di giornalisti professionisti. Tuttavia, buona parte dei giornalisti, soprattutto televisivi e che lavorano nei programmi di inchiesta (Iene, Striscia la notizia, Report) sono iscritti all’elenco pubblicisti. Ciò vuol dire che questi non potranno più esercitare la loro professione, non potranno entrare negli ospedali e documentare come alcuni medici trattano i pazienti, non potranno recarsi nei cantieri e portare alla luce le innumerevoli violazioni delle leggi che riguardano la sicurezza sul lavoro.

In altre parole, non sarà più possibile documentare abusi, soprusi, truffe e corruzione. 

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