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Serie A, l’Inter espugna l’Olimpico e si riprende la vetta

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ROMA – Cinque maggio: il ritorno. Chissà, in molti lo avranno pensato. Ma il Lazio-Inter di stasera, quello del 2 maggio 2010, l’ultimo posticipo dell’anno, non ha avuto proprio il sapore di un film dal finale triste e malinconico. Diciamo che è stata una storia a lieto fine, ma di quelle dal finale aperto, lasciato alla libera interpretazione dello spettatore. Come una fiction a puntate, dove i fotogrammi che anticipano l’episodio successivo incuriosiscono lo spettatore che però è messo nelle condizioni di presagire e pregustare un dolce finale.

LE FORMAZIONI –
Reja (interpretato per l’occasione dal suo vice Giovanni Lopez) conferma lo schieramento previsto alla vigilia, ma in attacco preferisce Floccari a Rocchi.
Mourinho (nel ruolo di se stesso) invece cambia ruoli ed interpreti, come di consueto. Gli incontristi a centrocampo diventano tre, mentre gli ispiratori di Eto’o sono Sneijder e Stankovic.
Dal minutaggio dei giocatori, è chiaro che Mourinho ha puntato sempre sugli stessi: Zanetti, Maicon, Lucio, Milito, Eto’o, Samuel, Cambiasso, Sneijder e Stankovic ci sono tutti tranne El Principe.
Le statistiche del pre-match indicano che il tecnico portoghese nel mese di maggio ha una media tonda di 2,00 punti a partita, esattamente il doppio del suo collega (Reja – 1,00). Alla fine della gara, l’Inter ha quasi il doppio dei punti in classifica della Lazio (76-40).

LA CHIAVE – L’Inter spinge forte nel primo tempo, per trovare il vantaggio nell’unico minuto di recupero della prima frazione di gioco. Il piano evidentemente è quello di accelerare subito per poi tirare il fiato dopo le fatiche di Barcellona e in vista della finale di mercoledì sera. Il gol di Samuel arriva al momento giusto e permette alla squadra di Mourinho di controllare al meglio la partita. La staticità della Lazio fa il resto.

LA LAZIO –
È una Lazio lontanissima da quella del famoso 5 maggio. Quella Lazio aveva perso appena 4 partite in 4 stagioni e presentava Jaap Stam come fluidificante sulla destra. La Lazio di oggi invece ha perso 8 partite in casa in tutto il campionato e ha il peggior rendimento interno del torneo (18 punti conquistati su 54 complessivi). Nonostante questo, la Lazio sarebbe ai piani alti da quando è arrivato Reja (quarta nelle ultime 8, sesta nelle ultime 10 prima del KO odierno) e dimostra di poter puntare più in alto la prossima stagione, qualora la salvezza dovesse essere archiviata a fine campionato.
La Lazio gioca il primo tempo secondo le attese: poca aggressività e tanto ordine. La fantasia è affidata ai piedi di Zarate, più ispirato del solito, ma la prima vera occasione è di Aleksandar Kolarov che ci prova con il destro da fuori area al quarto d’ora. L’ammirazione di Mourinho evidentemente non è passata inosservata. Un autentico flipper che vede protagonisti Dias, Radu e Muslera per poco non favorisce il vantaggio nerazzurro al 26’. Zarate incanta la platea quando nasconde il pallone per ben tre volte a Lucio prima di scavare il pallone con un tocco morbido verso la porta difesa da Julio Cesar. Ma la Lazio del primo tempo e soprattutto del secondo (due-tiri-due in porta) è davvero poca cosa per scalfire le ambizioni da “triplete” dei nerazzurri. La brutta notizia? Zarate era diffidato e salterà Livorno.

L’INTER – Con questa vittoria l’Inter si riprende la vetta ed è anche la seconda squadra per rendimento esterno, un punto dietro la Roma (31-30). Il clima conviviale dagli spalti filtra fino al campo ed è testimoniato da Sneijder che al 10’ va a battere un calcio d’angolo e saluta i tifosi laziali che lo applaudono dai distinti Ovest. L’Inter spinge, schiaccia la Lazio nella propria metà, ma non riesce a trovare il gol. Ci va molto vicina tra il 3’ e il 4’ con Eto’o e Maicon (testa su calcio d’angolo), quindi con un gran tiro da fuori di Sneijder che impegna Muslera. Bene anche la fase difensiva con i soliti Samuel e Lucio, a cui Floccari e Zarate fanno il solletico dopo aver tenuto a bada Messi, Ibra e Pedro. Al 36’ ha dell’incredibile l’errore di Eto’o che fallisce a porta vuota un rigore in movimento dopo che Cambiasso ha innescato Motta, e Sneijder si è fatto agganciare il pallone da Muslera. Lo stesso portiere uruguayano stoppa ancora miracolosamente Eto’o due volte prima della fine del primo tempo. Non può nulla però sul gran colpo di testa di Samuel che allo scadere del tempo regolamentare porta finalmente in vantaggio l’Inter (cross di Sneijder). La squadra di Mourinho capitalizza così il gran possesso palla (oltre il 60%) e va al riposo nelle condizioni ideali, dopo aver vinto il 100% dei contrasti (10/10).
Il difensore argentino quasi bissa il colpo ad inizio ripresa. L’occasione è emblematica del modo in cui si sviluppa la seconda parte di gara: scambi e ritmi poco sostenuti con l’Inter che amministra tranquillamente il risultato. Al 70’ Motta salta più in alto di Dias e Mauri su angolo di Maicon e scatena l’entusiasmo di uno stadio intero, unito dal coro “chi non salta”. Finisce in tripudio con l’Inter che non sbaglia la prova generale in vista di mercoledì sera.

MOURINHO – Stavolta è lui a sedersi sulla panchina dell’Olimpico, ma non il suo collega. In occasione della semifinale di Uefa giocata con il Porto il discorso si ripropose, ma a parti invertite. Mourinho infatti era squalificato per aver strattonato un giocatore della Lazio nel finale della gara di andata. E in panchina si accomodarono i suoi fidi collaboratori Louro, Faria e Brito. All’inizio del secondo tempo José saluta due volte la Nord laziale per ringraziare dell’omaggio i sostenitori biancazzurri che gli tributano un lungo applauso e uno striscione: “Mourinho uomo vero in un calcio finto”.

GEMELLAGGIO – La Nord laziale accoglie al meglio anche i tanti ospiti arrivati per la sfida dell’Olimpico. Questo lo striscione: “Da sempre fieri del nostro gemellaggio, alla Nord di Milano rendiamo omaggio”. Cori di stima e incitamento reciproco fanno da corollario all’incontro. Goliardico lo striscione che viene issato al gol di Samuel: “Oh nooo”. Poi coro e striscione per Mourinho che vengono ricambiati dai supporter nerazzurri con il classico coro offensivo nei confronti del presidente Claudio Lotito.