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Gioco, il pericolo dell’azzardo

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Il gioco attrae l’uomo da sempre, veniva infatti già praticato dagli antichi Egizi. Il vizio del gioco è una patologia che, nell’infanzia, sviluppa la creatività. Giocare fa interagire col prossimo e permette di stimolare la fantasia individuale. Straordinaria è la spontaneità con cui i bambini vivono con allegria le loro attività ludiche.
Il gioco, però, quando crescendo è legato non alla fantasia, ma ai soldi e viene usato come sfida o per superare lo stress quotidiano, può trasformarsi in un’arma a doppio taglio, perché nasconde la propria incapacità a relazionarsi col mondo, perdendo il contatto con la realtà, con una compulsività che rende schiavi di un vizio, l’unico che genera benessere.
Il giocatore sano sa che se vince o perde, con moderazione, con l’unico scopo di rilassarsi, vive con piacere questa distrazione. Quando invece si è portati a rischiare i propri averi, si è spinti dalla frenetica esigenza di dipendere dall’esito del proprio sfuggire alla realtà.
Ci sono diverse categorie da evidenziare: il giocatore problematico che gioca per sfuggire ai problemi; quello patologico che usa il gioco come arma distruttiva verso sé stesso e gli altri ed il patologico impulsivo/dipendente, mosso da impulsi irrefrenabili.
Quello che però è comune a tutti è la perdita di controllo. I primi cenni che collegano l’umanità al gioco d’azzardo sono riscontrabili tra il 3000 ed il 4000 a.C. In Egitto infatti era praticato il gioco dei dadi.
Barare era una connotazione del gioco, difatti sono stati ritrovati dadi appesantiti da un lato. Il termine azzardo in arabo “az-zahr” significa appunto dadi.
Nella Roma imperiale, Nerone, Caligola furono accaniti giocatori. Altre forme di svago erano lo “sport dei re” ossia le scommesse sui cavalli e le lotterie, di cui si ha testimonianza nei secoli XVI e XVII. Il filosofo Blaise Pascal inventò nel XVI secolo la roulette, mentre l’invenzione delle slot-machine si può attribuire con data 1895, all’americano Charles Fay. Il giocatore diventa irrequieto quando tenta di smettere, diventa bugiardo e può arrivare a commettere atti illegali, mettendo anche a rischio il proprio lavoro. Si concretizza in lui l’idea, soprattutto al principio, quando vince grosse somme, che sia più capace di altri, ma poi comincia a perdere e per recuperare, scommette sempre di più, si indebita e cade nella disperazione.
Le persone affette dal disturbo del gioco d’azzardo patologico, presentano vari sintomi legati alla fisicità come emicranie, ansia, tremori, alla psiche, ossia sensi di colpa, impulsività e sociali come poca propensione alla gestione del denaro.
Rispetto alla popolazione generale, l’incidenza del gioco d’azzardo, è da otto a dieci volte superiore a quella degli alcol-dipendenti. La medicina psicosomatica può rappresentare un metodo utile per intervenire, con un processo terapeutico che tende a salvaguardare il benessere del paziente, il quale comincia consapevolmente a prendersi cura di sé stesso, gestendo il proprio disagio psichico, che sfocia a volte proprio nel gioco d’azzardo.
La cronicità viene prima curata con l’astinenza e poi con un cambiamento dello stile di vita, che permetta, grazie alla sobrietà, di non avere ricadute.