Home Arte Espressioni di un artista nato sotto Saturno.

Espressioni di un artista nato sotto Saturno.

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Un artista vero non può fare altro che dell’autobiografia. […] Davanti alla tela, si mette a parlare di sé, soltanto di ciò di cui ha vissuto da vero, amato e sofferto. Nel caso mio, sono gli oggetti, gli animali e le persone che vado raccontando. Sono tutti i miei motivi di infelicità”.

Un carattere difficile
Così Giuseppe Viviani si racconta di fronte alla telecamera di Libero Bizzarri e le sue parole sembrano materializzarsi visitando la mostra “Segni con l’odore del mare”, a lui dedicata e inaugurata venerdì 25 giugno al Museo della Grafica. Come evoca il titolo della mostra, la salsedine e il vento impregnano le opere di questo artista eclettico – pittore, incisore, poeta – e controverso che scelse Marina di Pisa come residenza, per il corpo e per il cuore, fino agli anni della maturità, quando si spostò a Pisa dove rimase fino alla morte, nel 1965.

La mostra espone una vasta selezione di opere visive, almeno 150 tra disegni, xilografie, acqueforti e litografie, in una rappresentazione esaustiva dei temi, delle tecniche e della storia dell’artista.

“La componente biografica negli artisti è sempre più o meno interessante. Per Viviani lo è molto” – spiega la professoressa Lucia Tomasi Tongiorgi, curatrice della mostra e delegato del rettore alle attività culturali dell’Università di Pisa – Viviani incarna l’artista nato sotto Saturno, con un difficile carattere e problemi psicologici. Non fece studi tradizionali, ma fin da giovanissimo decise di fare l’artista e per questo non cercò altro lavoro. Negli anni pre-bellici e post-bellici, che erano per tutti anni di crisi, in molti a Pisa lo ricordano in povertà. Sappiamo per esempio che lasciava le sue opere al fornaio di Marina in cambio del vitto e alcuni, per pietà, lo chiamavano a mangiare un piatto di minestra. Fino a che, intorno ai primi anni ’50, arriva il successo e lui diventa più che benestante.

La mostra
Quel che attende il visitatore è prima di tutto la meraviglia, di fronte alla fantasmagoria delle opere, in toni di grigio o coloratissime, ma sempre venate della passione tragica che pervade Viviani. Fin dall’inizio si insinua la curiosità di guardare dietro ai segni per penetrare l’essenza di questa complessa personalità e per vedere il mondo attraverso la lente deformante dei suoi occhi. Prendono vita gli aneddoti della vita non ordinaria del “Principe di Boccadarno” nella città del secolo scorso, nel fervente clima della vita culturale pisana che coinvolgeva personalità come Sebastiano Timpanaro, Luciano Lischi, Emilio Tolaini, Franco Russoli, Fernando Vallerini. La professoressa Tomasi Tongiorgi racconta come esempio l’episodio che ha ispirato “Il vespasiano”: “Anche a Pisa erano diffusi questi oggetti di arredo urbano, come li definiremmo oggi. Io stessa me ne ricordo due, uno in piazza Sant’Antonio e uno in piazza Carrara. Erano decorati e ricordavano un po’ quel gusto delle cabine di Marina di Pisa e Viviani ne fa oggetto di pitture e di incisioni. Attraverso una di queste si prende una piccola rivincita su Morandi e Maccari che erano stati colpevoli di non aver firmato una sottoscrizione di una serie di artisti, critici e letterati che chiedevano al direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze di permettergli l’accesso, sebbene non avesse i titoli ufficiali, alla cattedra di Grafica che era stata di Fattori.
Viviani se la lega al dito e sulla parete del vespasiano, tra i graffiti,  scrive “abbasso Morandi”. Cronache di provincia. Attraversando le sale di Palazzo Lanfranchi, rivivono il mondo interiore di Viviani, gli scandali italiani e il noir di provincia. Così, ad esempio, le tavole del “Romanzo nero” riportano alla memoria l’episodio di cronaca della prostituta – una di quelle che, per pudore, venivano chiamate “segnorine” – assassinata e fatta a pezzi nella pineta del Tombolo e ne “La giarrettiera” respiriamo l’erotismo allusivo di un oggetto trovato sulla spiaggia che inebria il Viviani tanto da rubarlo e nasconderlo nella scatola dei colori per sbirciarlo ogni tanto. Emergono le figure degli uomini e degli animali sconfitti, stilizzati con gli occhi grandi e tristi, come “Il mentaio”, il “Gelataio”, “Il gobbo di Bocca d’Arno” e “Il cane”, e degli oggetti abbandonati, come il letto in mezzo alle macerie, “Le robe di campagna” e la “Bicicletta sul mare”, scelta come manifesto della mostra.
La bicicletta è innanzitutto un simbolo di pisanità – spiega sorridendo la professoressa Tomasi Tongiorgi – ma rappresenta anche un’epoca, il dopoguerra, quando si muovevano tutti in bicicletta.  Viviani pedalava tra Pisa e Marina e molti lo ricordano con la scatola dei colori dietro al sellino o davanti al manubrio. E poi c’è questa incisione straordinaria degli anni ‘40 in cui la bicicletta viene interpretata in senso metafisico e diventa emblema del suo mondo poetico”.

I documenti
Corredano le opere alcuni originali documenti sulla vita dell’artista. Una suggestiva scelta di fotografie ci presenta un Viviani in bianco e nero, dalle pose innocenti dell’infanzia alla consapevolezza e introspezione della giovinezza e della maturità. Nella sala video sono disponibili due preziosi documentari, “Racconto di Viviani” di Libero Bizzarri e “Viviani” di Aglauco Casadio. I testi contenuti nel catalogo della mostra disegnano uno schizzo vivido e coinvolgente – o forse sconvolgente – di Viviani attraverso scritti autobiografici e racconti diretti degli amici.
La mostra terminerà il prossimo 31 ottobre.