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Il fumo ed i suoi effetti

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Il fumo ha un’origine propiziatoria: veniva utilizzato dai sacerdoti aztechi per comunicare con gli Dei durante i riti magici; essi aspiravano il fumo sfruttando l’estasi che le erbe dal potere eccitante producevano.
Il primo europeo che imparò a fumare fu Rodrigo de Jeréz, presente nella prima spedizione di Cristoforo Colombo.
Jean Nicot, ambasciatore francese in Portogallo inviò in patria foglie e semi della pianta del tabacco e Caterina de Medici per ringraziarlo, battezzò la pianta “erba nicotina”.
Lui ne decantò le proprietà (ahinoi assurde) terapeutiche per curare l’asma e le malattie dell’apparato respiratorio. Da allora il tabacco si espanse velocemente giungendo nel XVI secolo, grazie al cardinale Prospero di Santa Croce, anche in Italia.
Fu re Giacomo I il primo vero nemico del fumo, considerandolo un vizio volgare e pericoloso. Promulgò una legge che ne proibì l’uso, imponendo sulle coltivazioni una tassa molto gravosa. Da allora i medici in Francia cominciarono a considerarlo dannoso ma, dato che il ritorno in termini economici era notevole, non fu possibile eliminarlo.
All’inizio del secolo furono avviati i primi studi sulla tossicità del fumo e alla fine della II guerra mondiale c’erano prove che mettevano in relazione i fumatori al rischio di tumori al polmone e problemi cardiocircolatori. Fumare aumenta anche il rischio di demenza, in quanto persone di mezz’età hanno il doppio delle probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer.
Rachel Whitmer, ricercatore del Kaiser Permanente di Oakland, ha analizzato 21123 persone tra i cinquanta ed i sessant’anni per uno studio apparso sugli Archives of Internal Medicine.
Rispetto ai non fumatori, i forti fumatori avevano un aumento del rischio demenza del 114% e del 157% del rischio dell’Alzheimer.
Per evidenziare eventuali problemi alle vie respiratorie si effettuano dei test di funzionalità respiratoria. Misurano l’inspirazione e l’espirazione e l’efficacia dello scambio tra ossigeno ed anidride carbonica nel sangue. La misurazione dei volumi polmonari rappresenta la prima e più semplice indagine di funzionalità respiratoria.
La spirometria è il test più comune per valutare la funzionalità respiratoria, utilizzata frequentemente nei pazienti con malattie respiratorie restrittive ed ostruttive per per definire la diagnosi e verificare la gravità.
Per eseguire tale esame ci si avvale di un particolare strumento chiamato spirometro, in grado di valutare i diversi volumi polmonari. Il test si effettua soffiando in un boccaglio monouso collegato ad uno spirometro che registra la quantità di aria inspirata ed espirata in un dato tempo. I volumi polmonari variano in base all’età, al sesso e soprattutto in relazione alla statura e alla taglia corporea. Con il passare dell’età i volumi di riserva inspiratoria ed espiratoria si riducono mentre il volume residuo tende ad aumentare.
La spirometria è un test particolarmente utile, di cui si raccomanda almeno una visita di controllo annuale e per valutare i soggetti a rischio (fumatori, lavoratori esposti ad inquinanti chimici o gassosi ecc.).

Negli ultimi vent’anni molte leggi severe sono state promulgate per limitare i danni indotti dal fumo nelle persone non fumatrici, il cosiddetto “fumo passivo”. Si è scatenata una vera battaglia contro le case produttrici, che in alcuni casi hanno dovuto effettuare esborsi miliardari per risarcire le persone ammalatesi a seguito dell’utilizzo e non di sigarette e derivati.
Purtroppo come per la droga o l’alcol, il fumo è una dipendenza ardua da gestire e da vincere. Solo volontà ferrea e costanza nel tempo possono aiutare a combattere questa brutta e deleteria abitudine.