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Il Leviatano riemerge nel deserto del Perù

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Il Leviatano, il mostro marino più volte citato nell’Antico Testamento, riemerge nel deserto del Perù.
Un team internazionale, coordinato da Giovanni Bianucci, ricercatore al dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa e da Olivier Lambert, del Musèum national d’Histoire naturelle de Paris, ha scoperto i resti di un enorme cetaceo vissuto tra i 12 e i 13 milioni di anni fa, che ricorda l’antico predatore dei mari. Non a caso è stato battezzato “Leviathan melvillei”, in onore dello scrittore Herman Melville, autore di “Moby Dick”, che nel suo romanzo più volte menziona questa sorta di essere mitologico, che si diceva creato direttamente da Dio.

Il recupero
I resti del cetaceo sono stati trovati a 35 chilometri dalla città di Ica. “Abbiamo recuperato il cranio (lungo tre metri), la mandibola e diversi denti, alcuni lunghi quasi 40 centimetri – spiega il dottor Bianucci – Diversamente dall’attuale capodoglio, suo parente alla lontana, il Leviathan aveva una batteria di denti completa: 18 nella mascella superiore e 22 in quella inferiore. Analizzando il cranio abbiamo scoperto che aveva anche una muscolatura mandibolare molto sviluppata e questo ci permette di dire che era uno dei maggiori predatori marini fino ad oggi conosciuti”.
Istinto da killer, dentatura affilata e una stazza notevole (da 13 a 18 metri) facevano del Leviathan il signore dei mari durante il Miocene. “Si nutriva di grossi vertebrati – spiega Bianucci – principalmente balene intorno ai dieci metri. Staccava a morsi la carne dalle sue prede, un po’ come fanno le attuali orche”. Niente a che vedere con i capodogli, la specie che oggi più si avvicina al Leviathan: stessa molte, una conformazione cranica simile ma un istinto famelico del tutto diverso. “Il capodoglio – spiega Bianucci – ha perso i denti superiori e si nutre prevalentemente aspirando a bocca aperta polpi e calamari”.

Predatori del mare
Ma in quell’era geologica, nelle profondità dell’oceano si muovevano altri temibili predatori. Fra questi il Megalodon, uno squalo preistorico oggi estinto, lungo quasi venti metri e con una bocca di due. Incredibilmente, denti appartenenti a queste specie sono stati ritrovati fossili nello stesso giacimento di Leviathan, attestando la contemporanea presenza di questi due mega-predatori nello stesso ambiente, dove probabilmente si nutrivano delle stesse grandi prede. Nonostante la sua forza il Leviathan si è estinto, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici. Per stabilirlo con certezza si dovrà continuare a studiare il sito peruviano, che appare come una vera miniera d’oro per i paleontologi. “Vi si trovano fossili perfettamente conservati e risalenti a oltre 40 milioni di anni fa – spiega Bianucci – Ciò ha permesso di riscrivere la storia di diversi gruppi di mammiferi marini per cui è probabile che in breve si riesca a rispondere agli interrogativi ancora aperti riguardanti il Leviathan”. Il ritrovamento è stato possibile grazie alla cooperazione internazionale avviata e coordinata dall’Università di Pisa con i ricercatori dei musei di storia naturale di Bruxelles, Parigi, Rotterdam e Lima.