Home Costume e società Genio e Sregolatezza: il fantastico dono dei Savant

Genio e Sregolatezza: il fantastico dono dei Savant

1068
CONDIVIDI

Cosa hanno in comune George Orwell, Einstain, Newton, Beethoven, Immanuel Kant, Mozart, Hans Christian Andersen e Lewis Carroll?Intelligenza ed eccezionali capacità artistiche, certo. Ma anche una forma di autismo. Secondo uno studio condotto da Michael Fitzgerald, psichiatra al Trinity College di Dublino, ci sarebbe un legame tra la cosiddetta sindrome di Asperger e quello che comunemente si chiama genio.

Utilizzando materiale biografico e interviste, il professore ha analizzato le personalità di circa 20 celebri personaggi del mondo dell’arte e della scienza, in relazione all’autismo giungendo alla conclusione che la maggior parte dei cervelloni studiati mostravano tutti i tipici segni di difficoltà nei rapporti sociali, comportamento ripetitivo, concentrazione limitata a un’azione e un concetto per volta, goffaggine tipica degli autistici, atteggiamenti maldestro, immaturo dal punto di vista emozionale.

Le tesi di Fitzgerald, esposte nel suo nuovo libro The Genesis of Creativity (La genesi della creatività), sono già state accolte con grande interesse dalla National Autistic Society, l’associazione britannica che si occupa di assistere i malati di autismo e incoraggiare la ricerca. Una volta venivano rinchiusi e nascosti come dei disabili mentali, oggi sono oggetto di molte delle ricerche sul cervello e del suo potenziale, tanto che oltre a diventare delle vere e proprie star, possono coltivare il loro talento ed aiutare le scienze che tentano di scoprirne il segreto. Dunque alcuni tra i malati d’autismo o della sindrome d’Asperger, una piccola percentuale in vero, ha delle doti strabilianti che riguardano il calcolo matematico, la memoria nozionistica e fotografica, la composizione musicale.

Le loro capacità vanno oltre al confine dell’ immaginabile e riescono a fare impallidire anche il genio più speciale. Come chiamereste voi l’abilità di Daniel Tammet di calcolare a mente, in pochi secondi, risultati di operazioni che raggiungono 30, 40, 50, 100, numeri decimali dopo lo zero?imparare in una settimana una nuova lingua oltre alle 9 già conosciute? Oppure quella di S. Wiltshire che dopo aver guardato qualche minuto in elicottero Roma dall’alto, che con un pennarello e un foglio di carta di 5 metri, riesce a riprodurne l’intera visuale, perfettamente, in prospettiva, edificio per edificio, con tanto di numero di finestre, colonne, particolari infinitesimali esatti, disegnando per 3 gorni, senza poter riguardare mai alcuna immagine della città, se non nella propria mente? E Kim Peek. il vero protagonista della storia di Rain Man, (purtroppo mancato di recente) che conosce diversi elenchi del telefono a memoria, più dozzine di libri ed enciclopedie, lettera per lettera, consultabile in qualsiasi istante? In somma sono dei veri e propri hard disck ambulanti, più veloci dei computers, più abili nel calcolo di qualunque genio dell’astrofisica, e più precoci di qualsiasi bambino prodigio della musica: sono mostruosamente al di là di ogni comprensibile normalità intellettiva, nel loro campo, ma terribilmente carenti nelle più semplici e utili azioni che rendono un essere umano autosufficiente, come parlare o legarsi le scarpe. Per lo più tentano di condurre una vita il più normale possibile, e il socializzare e la gratificante ammirazione degli altri li rende felici.

L’amore che danno e quello che chiamano a sè con la loro speciale condizione, è fuori discussione. Comunque il loro dono è qualcosa che ci porta nel campo dell’impossibile, perché se ora sappiamo cos’è, e da che cosa è generata tale prodigiosa capacità, non sappiamo ancora comprenderne il meccanismo. Nè è possibile replicarlo in laboratorio, se non approssimativamente. Cervello: empatico o sistematico? neurobiologia I ricercatori non hanno più dubbi: uomini e donne hanno una testa strutturalmente diversa. Così se i primi si orientano meglio con una mappa, le femmine si affidano a punti di riferimento esterni Non c’è dubbio che esistano sostanziali differenze tra la psicologia femminile e quella maschile. Ognuno di noi, a sue spese, ne ha fatto esperienza. Senza riuscire a comprendere come mai, a volte, pur abitando lo stesso pianeta, sembra di stare ad anni luce di distanza dall’altro sesso.

Il dottor Simon Baron-Cohen, che insegna psicologia e psichiatria all’Università di Cambridge, dove dirige anche un centro di ricerca sull’autismo, indaga da vent’anni queste differenze. Dalle sue analisi, emerge che, in fondo, ne esiste una sola: è questione di cervello. Gli uomini hanno più tendenza alla “sistematizzazione” e le donne all’empatia. Fin da neonato, il cervello femminile è più comunicativo mentre quello maschile è più incline alla comprensione e all’elaborazione di sistemi, dalle macchine alle strutture astratte. Lo scienziato fornisce le prove di come tutto ciò scaturisca soprattutto da cause biologiche, più che culturali, e dimostra come ogni tipo di cervello contribuisca in vari modi a formare ciò che noi intendiamo per intelligenza.

Sicuramente, non tutti gli uomini hanno un cervello tipicamente maschile (chiamato Tipo S, sistematico), così come non tutte le donne ne possiedono uno tipicamente femminile. Regole e sentimenti “La sistematizzazione è la tendenza ad analizzare, vagliare ed elaborare sistemi”, spiega Baron-Cohen. “Chi sistematizza capisce in maniera intuitiva il funzionamento delle cose e deduce le regole fondamentali di un sistema per poter comprendere e predire il suo comportamento o per inventarne uno nuovo. Vi sono sistemi d’ogni tipo: da uno stagno a un veicolo, da una pianta a un catalogo di biblioteca, da una composizione musicale a un’unità militare.

Appurato quanto appena detto, il Dottor Baron-Cohn ipotizza il fatto che i Savant siano persone che hanno un cervello di tipo S cioè sistematico, in forma estremizzata ovvero soggetti che hanno una grande capacità di analizzare e risolvere problemi ma che trovano difficoltà nei rapporti sociali anche di semplice entità. La comparsa di abilità da savant in persone affette da demenza suscita interrogativi sulle potenzialità nascoste del cervello. Secondo alcuni studiosi la prossima sfida potrebbe essere quella di portare alla luce quello che è stato chiamato «il piccolo Rain Man in ciascuno di noi», pur senza perdere le altre prerogative che si accompagnano alla normalità.