Home Costume e società Napoli: minacce e percosse. Se l’orda ha un pretesto

Napoli: minacce e percosse. Se l’orda ha un pretesto

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Una “City of God”. A chi non ha visto il film brasiliano del 2oo2 diretto da Fernando Meirelles consigliamo di venire ospite a Napoli, nella città del sole e della pizza.
Dio è nel sole che riscalda coi suoi raggi il Vesuvio e l’intero golfo partenopeo, dove la vita scorre difficile ma i frutti della terra sono saporiti e preziosi.
Tanto saporiti da creare la magia in un piatto straordinario come la pizza.
Eppure a girare per le vie del centro in un mercoledì sera come tanti, a misurare la pressione generale c’è da uscir di matto.
Animi tesi e teste riscaldate e a guardar bene le “pizze” non sono soltanto un piatto da scoprire, ma una modalità violenta di interazione sociale.
Scontri e battaglie sono all’ordine del giorno e si combattono continuamente con lo Stato: per il disastro dei rifiuti, per il lavoro che a Napoli è una piaga costante, per gli spazi sociali, per la dignità della propria storia e dalla propria vita.
Napoli capitale indiscutibile del meridione d’Italia di notte non dorme, perche non può dormire.
L’infinita tristezza è constatare come un qualsiasi pretesto, anche futile, può scatenare la guerriglia urbana. Lo spunto può essere un barbone che è li a trovar pace nel mondo che ha in testa: un po’ sporco e un po’ impaurito che si difende come può dalla ferocia da branco dei ragazzi difficili e terribili che questa città concentra nel suo ventre, nascosti nella vita del giorno e ululanti nel cuore ferito della notte.
È desta la città dei neomelodici, e come non potrebbe esserlo; è la città del Presidente della Repubblica, dei grandi personaggi con la P maiuscola.
Musica, teatro, tradizione, cultura, sport, Napoli ha sempre dato il suo contributo specifico nel genere umano.
A quello stesso sguardo al quale i napoletani sono abituati ad esser guardati da occhio esterno, si risponde oggi con la violenza.
Delle vere e proprie orde di balordi si aggiravano ieri sera per il centro storico, vestiti di scuro e col volto coperto. Saranno stati una ventina riconducibili al mondo ultras, se non altro per il carattere organizzato della loro marcia accompagnata da un insolito silenzio.
E nel mondo delle telecamere onnipresenti, delle camionette dell’esercito, delle schedature di massa, di certo sembra strano che tali fenomeni siano liberi di danneggiare.
È toccato ad alcuni inglesi colpevoli soltanto di avere una lingua propria e del fatto che si trovavano nel ristorante “rint o’core” in via Mezzocannone.
A prescindere dalla fede calcistica per il Liverpool, che giovedì sfiderà il Napoli al San Paolo, sono stati presi di mira con lanci di oggetti, minacce e violente percosse.
Alcuni di loro sono finiti in ospedale feriti dalle “lame” come lo stesso proprietario dell’esercizio, che aveva invitato la banda a desistere dalle intenzioni manifestate, altri se la sono cavata con qualche calcio e pugni sul volto.
Sta di fatto che è ancora un pretesto a scatenare la rissa. Una partita di calcio.
Può una partita di calcio seppur importante, accendere una miccia tanto corta da rischiare di far male a tutta una città?
Si, nella città di Dio, l’inferno per qualcuno è quotidiano e come al solito è sempre il più povero a sporcarsi le mani.

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