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Oggi i funerali dei quattro alpini uccisi in Afghanistan

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La chiamano “missione di pace” perché pronunciare la parola “guerra” è fin troppo impegnativo e scatenerebbe probabilmente reazioni inaspettate. Si piange dinanzi alle ennesime bare di militari “caduti con onore sul campo di battaglia”, perché forse non si ha la percezione di quanto dolore fisico si provi nel momento in cui un ordigno IED – fabbricato per quattro soldi – esplode all’improvviso sotto il peso di un VTLM di ultima generazione – che ti spacciano come solido e indistruttibile – e al contrario, viene ridotto in polvere a causa della carica esplosiva maggiore rispetto a quanto il suddetto mezzo blindato – il Lince – riesca a sopportare. La chiamano missione di pace e la giustificano mostrandoti i progetti di costruzione di scuole e ospedali. La chiamano cooperazione tra forze militari internazionali e forze di polizia locali, e detta così può apparire pure un grande passo in avanti lungo la strada polverosa e piena di ostacoli che porta il nome DEMOCRAZIA. Si armano le mani di agenti di polizia e di sicurezza afgana, si spiega loro come impugnare un’arma ma intanto non ci si cura di valutare se sappiano leggere e scrivere. A tal proposito è utile riportare un dato: in Afghanistan si registra un elevato tasso di analfabetizzizazione tra la popolazione: solo il 27% dei civili sa leggere e scrivere, il restare 73% non sa nemmeno cosa siano carta e penna.

La chiamano missione di pace e invece un ministro della Difesa di uno Stato democratico e repubblicano avanza una simile proposta: “armiamo i caccia bombardieri di bombe” da sganciare sui villaggi nemici e raderli così al suolo, senza nemmeno preoccuparsi di valutare le conseguenze di una simile azione militare. Ovvero più morti tra i civili, perché non bastano le 14.000 vittime tra i civili. La chiamano missione di pace e intanto altri 4 militari italiani sono morti uccisi da un ordigno fabbricato rozzamente da mani talebane e piazzato su una strada impolverata e non asfaltata della provincia afgana, la più esposta agli agguati dei ribelli.

Oggi l’Italia piange i suoi 4 alpini saltati in aria su una mina, mentre erano a bordo del  loro mezzo blindato. Le quattro bare sono avvolte nel tricolore, ma non è certamente una bandiera con i colori dell’Italia che allevierà il dolore dei familiari dei quattro giovani (tutti di età compresa  tra i 25 e i 30 anni). Accanto ai quattro feretri allineati sull’altare della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Roma siedono le più alte cariche dello Stato, che già ieri avevano sfilato uno ad uno sullo spiazzo dell’aeroporto romano di Ciampino, in attesa che il C130 atterrasse con le 4 bare a bordo, al fine di rendere omaggio “ ai corpi sacrificati o meglio straziati da tonnellate di tritolo”. Perché questi sono gli inconvenienti di una missione di pace, morire a 25 anni o a 30 anni e lasciare a mogli, figli, fidanzate e genitori la magra consolazione di “essere morti per la patria” e di poter stringere tra le mani una medaglia al valore militare. Le obiezioni che potrebbero essere mosse al riguardo sono numerose, ma oggi in questo giorno di lutto c’è spazio solo per la rabbia e l’amara constatazione che i 4 alpini morti non saranno gli ultimi. La lista è lunga. Ne compaiono 34 di nomi di militari uccisi in battaglia negli ultimi sei anni. Perché l’Italia in guerra o si preferisce sempre utilizzare missione di pace ci è entrata nel 2004. Solo nel 2010, le vittime in divisa di attentati e scontri a fuoco sono state 12. Un triste record. Mentre, nel 2009 i morti furono “solo” 9, tre in meno, un bel risparmio in vite umane.

Ecco la lista nera: Caporal maggiore GIOVANNI BRUNO – 3 ottobre 2004 Capitano di fregata BRUNO VIANINI – 3 febbraio 2005 Caporal maggiore capo MICHELE SANFILIPPO – 11 ottobre 2005 Tenente MANUEL FIORITO e maresciallo LUCA POLSINELLI – 5 maggio 2006 Tenente colonnello CARLO LIGUORI – 2 luglio 2006 Caporal maggiore GIUSEPPE ORLANDO – 20 settembre 2006 Caporal maggiori GIORGIO LANGELLA e VINCENZO CARDELLA – 26 settembre 2006 Agente Sismi LORENZO D’AURIA – 24 settembre 2007 Maresciallo capo DANIELE PALADINI – 24 novembre 2007 Maresciallo GIOVANNI PEZZULO – 13 febbraio 2008 Caporal maggiore ALESSANDRO CAROPPO – 21 settembre 2008 Maresciallo ARNALDO FORCUCCI – 15 gennaio 2009 Caporal maggiore ALESSANDRO DI LISIO – 14 luglio Tenente ANTONIO FORTUNATO, Sergente Maggiore ROBERTO VALENTE, Primo caporal maggiore MATTEO MUREDDU, Primo Caporal Maggiore GIANDOMENICO PISTONAMI, Primo Caporal Maggiore MASSIMILIANO RANDINO, Primo Caporal Maggiore DAVIDE RICCHIUTO – 17 settembre 2009 Caporal maggiore ROSARIO PONZIANO – 15 ottobre 2009 Agente Aise PIETRO ANTONIO COLAZZO – 26 febbraio 2010 Sergente MASSIMILIANO RAMADÙ e caporalmaggiore LUIGI PASCAZIO – 17 maggio 2010 Caporal maggiore scelto FRANCESCO SAVERIO POSITANO – 23 giugno 2010 Capitano MARCO CALLEGARO – 25 luglio 2010 Primo maresciallo MAURO GIGLI e caporal maggiore capo PIERDAVIDE DE CILLIS – 28 luglio 2010 Tenente ALESSANDRO ROMANI – 17 settembre 2010.

A questi si aggiungano pure i seguenti nomi: Gianmarco Manca (32 anni), Sebastiano Ville, Marco Pedone (il più giovane del gruppo, aveva solo 23 anni) e Francesco Vannozzi (27 anni).