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WWF allarme biodiversità: la Terra è troppo sfruttata!

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Il Pianeta è uno ma viviamo come se ne avessimo a disposizione uno e mezzo. Se continuiamo a consumare, e sprecare, le risorse del nostro pianeta nel modo in cui lo facciamo oggi nel 2030, tra poco meno di 20 anni, avremo bisogno di due Terre per continuare a vivere.

Questa nella sintesi la situazione dello stato di salute del nostro pianeta, presentata dal WWF nel rapporto biennale Living Planet Report, in collaborazione con la Zoological Society di Londra e il Global Footprint Network.
Quando manca ormai meno di una settimana dall’apertura della Conferenza di Nagoya, in Giappone (nell’anno internazionale che l’Onu dedica alla Biodiversità), i dati del report non sono incoraggianti: crollano le specie globali ed esplode l’impronta ecologica dell’uomo sul Pianeta.

L’Italia nella fattispecie è 29˚ nella lista nera degli Stati che consumano ed inquinano di più.
Ad ogni italiano occorrono ben 5 ettari globali per soddisfare il suo stile di vita e se tutti gli abitanti della Terra vivessero e consumassero come noi, servirebbero quasi tre pianeti (2,8).
Per vivere entro i limiti della capacità del pianeta senza compromettere le generazioni future bisognerebbe che ogni abitante del pianeta si accontentasse di 1,8 ettari per ottenere le risorse di cui ha bisogno e per smaltire i rifiuti.
I Paesi con l’impronta ecologica pro-capite peggiore sono tuttavia gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, la Danimarca, il Belgio, gli Stati Uniti, l’Estonia, il Canada, l’Australia, il Kuwait e l’Irlanda.

Sovrappopolazione, sprechi, disattenzione, speculazioni, hanno portato a un saccheggio crescente delle materie prime e delle fonti energetiche che oggi hanno un andamento fortemente instabile dal punto di vista dei prezzi e disastroso dal punto di vista ambientale: la depurazione dell’acqua, la fertilità del suolo, la stabilità dell’atmosfera (e quindi del clima) sono servizi gratuiti che la natura offre e che la crescita umana senza controllo sta minando.

La crisi economica che stiamo vivendo s’intreccia inevitabilmente con la minaccia di bancarotta ecologica. Considerando che nel 2050 la popolazione globale dovrebbe arrivare a 9,2 miliardi è ”urgente” rientrare nei limiti del Pianeta e ”investire nel capitale naturale”.
L’auspicio del Wwf, del suo il direttore scientifico in Italia Gianfranco Bologna è che ci sia “quanto prima un affiancamento tra contabilità economica e contabilità ecologica”, nel frattempo si possono seguire i suggerimenti contenuti in un decalogo – per ”il futuro sostenibile e la green-economy” – pensato sia per i grandi accordi internazionali che per i piccoli gesti quotidiani.

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