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Cinema: morto Dino De Laurentiis

Con Dino De Laurentiis se ne va un pezzo di storia del cinema italiano

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Si è spento a Los Angeles il produttore Dino De Laurentiis. Nato a Torre Annunziata (Napoli) l’8 agosto del 1919, Dino De Laurentiis è stato uno dei personaggi più importanti della storia del nostro cinema; insieme a Carlo Ponti è stato il più grande produttore italiano.

Figlio di un finanziere, diventato poi proprietario del Pastificio Moderno a Torre Annunziata e titolare di un negozio di farine, fratello di Luigi De Laurentiis e zio di Aurelio De Laurentiis (padrone della FilMauro), Dino De Laurentiis inizia a lavorare da adolescente come piazzista per il pastificio di famiglia. Al termine degli studi di ragioneria, si trasferisce a Roma per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia, seguendo corsi di recitazione. A 17 anni inizia a fare la comparsa (recita in film come “Batticuore” del 1939 e “Grandi magazzini“ del 1939 di Mario Camerini).

Fra i suoi esordi come interprete si segnala il film “Troppo tardi t’ho conosciuta”, di Emanuele Caracciolo. Ma “dopo essersi guardato allo specchio”, secondo le sue parole, decide di spostarsi dietro la macchina da presa, intraprendendo la fortunata carriera di produttore.
La prima pellicola in questa veste risale al 1940: è “L’ultimo combattimento” di Piero Ballerini.
Il primo vero successo arriva con “L’amore canta”, di Ferdinando Maria Poggioli nel 1941.

Entra alla Lux film, diventando “produttore esecutivo cinematografico”, giocando un ruolo di prim’ordine per la rinascita del cinema italiano nel dopoguerra. Tra i tanti film prodotti in questo periodo, si segnalano “Riso Amaro” (1948) di Giuseppe De Santis, “Napoli milionaria” (1950) di Eduardo De Filippo, “Dov’è la libertà?” (1954) di Roberto Rossellini, “Miseria e nobiltà” (1954) di Mario Mattoli e “La grande guerra” (1959) di Mario Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman, Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia.

Nel 1948 Dino De Laurentiis si dedica alla ristrutturazione degli stabilimenti di produzione “Teatri della Farnesina”, ex-Safir, dando vita alla “Ponti-De Laurentiis” insieme all’amico Carlo Ponti, per la prima volta con studi propri a disposizione. Uno dei primi successi prodotti dalla nuova etichetta è “Totò a colori” (1952) – il primo film a colori mai realizzato in Italia – di Steno, al quale fanno seguito numerosi altri importanti opere, come “Europa ’51” (1952) di Roberto Rossellini, “Anni facili” (1953) di Luigi Zampa, fino alla consacrazione definitiva con “La strada” (1954) e “Le notti di Cabiria” (1957) di Federico Fellini, due film che vinceranno entrambi il premio Oscar per il miglior film straniero, dopo quelli vinti da Vittorio De Sica con “Sciuscià” (1947) e “Ladri di biciclette” (1949).

Il testamento spirituale di Dino De Laurentiis dedicato al cinema è nelle parole pronunciate alla Mostra del Cinema di Venezia 2003, dove ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera: “Il problema dei registi italiani è che vogliono fare i film con un occhio alla critica. Noi però siamo show-man e dobbiamo fare film solo per il pubblico”.

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