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Scandalo Rubygate

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Tutta colpa di un’intercettazione telefonica, nella quale il Premier conferma di conoscere la ragazza e spiega al capo della questura Pietro Ostuni che, essendo parente del presidente egiziano Mubarak, non la si poteva trasferire in un centro d’accoglienza per un’imputazione di furto.
In realtà prassi vuole che la procedura preveda proprio l’affidamento ad una casa famiglia, non avendo la suddetta Karima neanche i documenti.
E’ stata invece data in consegna alla consigliera regionale, già igienista dentale e poi fugace presenza televisiva, Nicole Minetti. Quando l’ambasciatore egiziano ha smentito parentele con la giovane tunisina, la faccenda è finita in mano ai magistrati.
Karima, ribattezzata Ruby Rubacuori, grazie ad Emilio Fede, che aveva conosciuto a Messina durante un concorso di bellezza, era entrata nella scuderia di Lele Mora, facendo la cubista e ballando la danza del ventre in un disco-bar etnico. La si è definita come una vagabonda, a cui piaceva girare l’Italia, facendosi ospitare dalle amiche di volta in volta, quelle stesse che poi l’hanno denunciata per sottrazione di beni.
Lei ha affermato che è stato Fede a portarla ad Arcore. La prima volta ha ricevuto un vestito di Valentino e dei cristalli Swarovsky, ma non è accaduto nulla. In seguito quando viene nuovamente invitata, dichiara che erano presenti delle ragazze nude e si è fatto sesso. E’ da qui che parte il tormentone del bunga-bunga, termine entrato nel gergo comune e che corrisponderebbe ad una sodomizzazione violenta.
Quando si parla di una terza cena, coloro i quali dovevano essere presenti, la Canalis con Clooney e la Santanchè smentiscono la loro partecipazione.
Mora, Fede e la Minetti vengono indagati per sfruttamento della prostituzione e a quel punto il premier prima nega, poi rivela cha ha solo aiutato Ruby, dandola in consegna ad una persona fidata e che si specula su serate tra amici, infarcendole di elementi scabrosi.
Ruby diventa un caso e rilascia interviste dove stavolta parla del Presidente del Consiglio come di un filantropo. In realtà, proprio perché rappresentante del popolo, Berlusconi non può trasgredire in privato e pretendere che ciò non abbia ripercussioni sul suo ruolo pubblico e questo al di là del ridicolo o della persecuzione. Chi esercita una carica istituzionale deve dar lustro alle sue funzioni, senza abusi di potere o stravolgimenti del corso della giustizia.
La spregiudicatezza che Silvio vanta col suo comportamento verso le donne non ha nulla del dongiovanni; trasmette una profonda tristezza l’idea che un uomo di potere si accompagni con donne giovani compiacenti. Non è la prima volta che accade, ma questo non consola.
Molti lo hanno ammirato in passato come imprenditore e hanno creduto in lui alla nascita di Forza Italia, partito che dava speranza alla nazione. A distanza di anni e cose dette, molte delle quali non realizzate, l’affabulatore instancabile si mette in mostra non per il suo impegno verso la precarietà e i disagi degli italiani, ma per le barzellette e le cortigiane che si fanno vanto di aver avuto da lui favori.
La stima si conquista con la serietà e con la volontà di cambiare le cose in questo momento storico difficile, dove chi paga sono sempre i piccoli risparmiatori. Non è con l’ironia e lo spicciolo convincimento che si realizzano le conferme nella quotidianità.
Chi è al potere vince perché il suo costrutto nasce dall’energia che rende gli altri impotenti e schiavi del bisogno di conferme, che ci si fa credere realizzabili, ma lo sono solo per chi infrange le regole sapendosi al sicuro.