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Basket: Napoli, si spengono le luci al Palabarbuto

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Game over. La pallacanestro maschile a Napoli chiude nuovamente i battenti. Maione 2008, Papalia 2010 e Cirillo 2010: è questo il necrologio recente delle ultime sconfitte patite da squadre di basket all’ombra del Vesuvio.

L’ultima creatura sportiva è durata appena 5 mesi. Il tempo necessario per far riappassionare i napoletani alla palla spicchi e riportare più di 1.000 persone la domenica al Palabarbuto, ma non sufficiente a quanto pare per reperire i 65.000 € necessari per pagare i Nas alla Fip, il mancato pagamento dei quali ha causato l’estromissione della NP Napoli dal campionato di serie B dilettanti.

Ci avevano creduto davvero in tanti in questo progetto. In primis lo staff dirigenziale, un team “da Eurolega” aveva ribattezzato qualcuno sulla pagina ufficiale della squadra su Facebook. “Lo staff di questa società era eccelso e strutturato in modo egregio. Purtroppo non è stato il nostro lavoro a mancare ma ben altro”, afferma Gianluigi di Palo, segretario generale azzurro.
Come non ricordare poi chi è sceso in campo ogni domenica ed ha sempre dato l’anima per questa maglia, nonostante non abbia visto uno straccio di stipendio dall’inizio della stagione. Roberto Simeoli, uno dei protagonisti di questa avventura partenopea, non può che “ringraziare i 1.000 del Palabarbuto che ci hanno sempre sospinto a dare il massimo e non ci hanno mai fatto sentire soli, nonostante lo fossimo. Un grazie particolare a chi ci ha seguito in giro per l’Italia facendoci capire cosa significa amare non una squadra, ma una fede chiamata Napoli”.

Parole che toccano il cuore, oggi più che mai, a dimostrazione del fatto che anche in un campionato dilettantistico si possono provare delle emozioni forti se si indossa una canotta azzurra e si calca il parquet di una piazza che ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia del basket nazionale.

Da dove si riparte ora? Difficile dirlo, quasi impossibile ipotizzare uno scenario futuro per la pallacanestro in città. Quest’ultimo fallimento però sottolinea ancora una volta che “senza denari non si canta messa”. Perciò chi vorrà investire nuovamente nel basket a Napoli prima del progetto, prima degli uomini, prima di qualsiasi altro aspetto non prettamente economico dovrà pensare ad avere un portafoglio piuttosto gonfio, perché una città ed una tifoseria da serie A non meritano più di essere presi in giro.

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