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Cin cin e tanti auguri

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Si parla di vera e propria patologia, dove oltre ad irritabilità, si manifestano sintomi fisici come emicrania e cattiva digestione, legati al somatizzare negativamente le emozioni.
Il tutto credo, debba essere correlato al dover per forza mostrarsi partecipi dell’euforia che contagia la maggior parte di noi.
Bisogna essere comunicativi, scherzare, avere un sorriso per chiunque, fare gli auguri, quando, invece, si vorrebbe essere nel proprio letto, con un cuscino sulla testa e al buio più fitto, per attendere che tutto passi e tornare alla monotona vita di sempre. Non molti esternano queste impressioni. Si teme di sembrare alienati, strani individui tetri e malinconici, mentre è solo che non ci si sente appagati.

Io vivo la Natività con grande aspettativa; mi piace andare in giro a bighellonare per negozi, scegliere ninnoli che abbelliscano casa o piccoli regali per le persone a cui tengo.
Le luci, i dolci che mi ricordano l’infanzia, gli odori che trasmettono sensazioni ormai legate al passato, ogni cosa è lecita perché l’avvenimento si svolga con tutti i crismi.
Il cenone, che varia a seconda delle regioni d’Italia, non può che essere lauto di pietanze, goloso da rendere ingordi. La mitica frittura di anellini e gamberetti, l’orata al forno, le verdure con intingoli vari e poi gli spaghetti con le vongole.
La messa di mezzanotte è un rito che si rinnova. Far parte del coro e inneggiare “Tu scendi dalle stelle”, ti fa sentire in comunione con il creato e con quel Bambino che nasce.
Il presepe o l’albero, simboli pagani eppure nostalgici, non mancano nelle abitazioni a colorare e rendere sfavillante i salotti o camere da pranzo che siano.
E vogliamo dimenticare le scuole che restano chiuse? Quanti bambini o ragazzi (devo ammetterlo anch’io ero tra loro) attendono quei giorni in cui possono dedicarsi ai giochi, al tempo libero senza compiti o interrogazioni da predisporre?

Mi viene da sorridere se sposto la memoria a quando, fanciulla, imparavo la poesia da dover recitare in piedi sulla sedia, prima del pasto augurale, a tutti i parenti. Non c’era vergogna, solo attesa di poter poi andare in giro a ritirare il meritato premio che consisteva in denaro da spendere come volevo.
E le canzoni? Jingle Bells, White Christmas, We Wish you a Merry Christmas e molte altre.
Tra le proiezioni che adoro riguardare nelle solennità natalizie, c’è “Il canto di Natale”, dove i tre fantasmi del Natale passato, presente e futuro, appaiono di notte in sogno al cinico e avaro Mr. Scroodge, per fargli comprendere come stia sciupando il suo tempo nel produrre quattrini che non spende, dimenticando quanto fare del bene al prossimo faccia felici anche sé stessi.

Con questo però non nego che l’inizio del nuovo anno mi porti sempre un po’ d’apprensione. Ritorno con la mente ai mesi appena trascorsi e faccio il punto di ciò che mi ha soddisfatto e cosa avrei potuto migliorare. Ma cresce in me l’ansia di quello che avverrà, quello che mi aspetta. Se le persone a me care saranno ancora qui, se la vita, nei miei progetti, sarà benigna, se sarò fortunata ad essere in buona salute. Nel tempo tanti amici, anche più giovani, ci hanno lasciati così repentinamente e in modo doloroso, che sono grata di quello che posseggo. Il destino può essere mutevole e non sempre amichevole.

Ma bando alle chiacchiere. Che pace, amore e solidarietà riempiano le vostre vite, che siano ricolme di gioia e di attese e auspico che continuiate a sognare, sempre.