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Federico Pfister / De Pistoris (1898-1975)

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Presentato per la prima volta in una mostra tanto articolata, l’artista ed intellettuale svizzero Federico Pfister, in arte “De Pistoris”, è il protagonista del principale appuntamento 2010 con il Museo Vincenzo Vela. La personale si inserisce perfettamente nell’ambito delle iniziative dedicate dal Vela a personalità complesse, attive su più fronti grazie al loro ampio spessore culturale, che in passato ha coinvolto ad esempio lo scrittore Thomas Mann, Johann Joachim Winckelmann, padre della storia dell’arte, e il linguista e etnofotografo Paul Scheuermeier

La mostra al Museo Vincenzo Vela presenta il percorso pittorico di Pfister, futurista e intellettuale tra Svizzera e Italia, attraverso oltre centoventi opere, tra disegni, taccuini, acquerelli, dipinti a olio e tele preparatorie per un ciclo di affreschi mai realizzato.

Il visitatore ha qui l’esperienza di sentirsi immerso in un universo di colori: quelli intensi e vivaci delle tele dipinte dopo il viaggio in Egitto, quelli caldi dei ritratti. È l’incontro di un artista e di un disegnatore dal tratto deciso e sicuro, nato a Napoli, dove frequenta la Scuola Svizzera prima di spiccare il volo verso altri lidi.

Federico Pfister/ De Pistoris è per la prima volta presentato in questa mostra nella sua complessità: umanista, intellettuale, pittore, filosofo, archeologo, architetto, storico dell’arte, i suoi talenti si intrecciano fitti nella trama di una vita decisamente fuori dal comune, eppure così poco conosciuta tanto da essere quasi dimenticata. Al Museo Vela, dunque, il merito di colmare questa lacuna. A 35 anni dalla morte, Federico Pfister/De Pistoris rivive al Museo Vela. Quasi una seconda nascita che gli rende, in fondo, giustizia.

Nelle pagine della preziosa monografia “Federico Pfister/ De Pistoris (1898-1975) – Futurista e intellettuale tra Svizzera e Italia” che accompagna l’esposizione, si legge ad esempio:

«Intelletto agilissimo, indole combattiva e aperta, uomo ingegnoso dall’eccezionale ricchezza, uomo favorito da straordinarie doti intellettuali, personalità determinata».

«Tutto da rifare, o meglio da ridire, su Pfister pittore, in questa occasione e non solo in quanto futurista (il maggiore, ma anche il meno noto, svizzero)». «De Pistoris è il quarto uomo nell’arte meccanica futurista».

Accanto ad Andrea Pfister, figlio dell’artista e curatore del suo lascito artistico e documentario, hanno contribuito al catalogo della mostra: Enrico Crispolti  – uno dei massimi esperti di Futurismo-, il filosofo Massimo Prampolini ed il critico d’arte Luigi Cavadini.


Federico Pfister

Nato nel 1898 a Napoli in un’agiata famiglia di commercianti svizzeri originari di Sciaffusa, rimane orfano in tenera età. Studiò storia dell’arte con Heinrich Wölfflin a Monaco di Baviera, e in seguito si laureò in archeologia a Firenze, lavorando negli anni ’30 come architetto a Roma, inoltre traducendo dal tedesco e commentando importanti testi di storia dell’arte di Winckelmann e Burckhardt. Egli manifestò tuttavia una particolare propensione per lo studio della filosofia, che diventò suo principale campo di ricerca, al quale contribuì con i testi Il metodo della scienza (1948) e I fondamenti del divenire (1973). Tale fu il suo riconoscimento in questo settore, che Giovanni Gentile gli offrì la cattedra di Filosofia all’Università di Napoli, a cui dovette rinunciare in quanto cittadino straniero. Grazie alla sua rete di conoscenze, al suo spessore culturale, e forse anche alla sua cittadinanza elvetica, il suo apporto alla sua patria di adozione fu particolarmente efficace nella ricostruzione post-bellica, cui contribuì sia in qualità di direttore della Biblioteca dell’Istituto Germanico a Roma, sia come segretario generale dell’AIAC (Associazione Internazionale di Archeologia Classica), ruoli nei quali si adoperò con successo al recupero di un prezioso patrimonio librario trafugato dalla capitale durante il conflitto. Abile acquarellista e disegnatore, Federico Pfister fu anche pittore interessante, un aspetto della sua attività di cui si occupa principalmente la mostra del Museo Vincenzo Vela. Dopo una prima fase espressionista, assumendo lo pseudonimo di De Pistoris a partire dal 1917, e durante tutto il periodo tra i due conflitti egli partecipò al Secondo Futurismo, di cui divenne uno degli esponenti di spicco insieme a Prampolini, Pannaggi, Depero e Paladini. La presenza di sue opere sui primi due numeri della seconda serie della rivista NOI del 1923 e di suoi lavori alla Terza Triennale Romana del 1925 sono indice della considerazione in cui era tenuto. Fu particolarmente vicino all’artista Enrico Prampolini, cui lo legavano sentimenti di amicizia e di stima. Egli continuò a dipingere fino alla morte, sopraggiunta a Roma nel 1975, rifuggendo tuttavia dall’assoggettamento a un unico indirizzo espressivo, e alternando fasi più naturalistiche a periodi in cui privilegiò la scomposizione della forma umana e del paesaggio. Nel 2009, ricorrenza del centenario della nascita del Movimento futurista, è stato scelto un suo dipinto, che sarà presente a Ligornetto, per un francobollo delle Poste Italiane.

museo.vela@bak.admin.ch

www.museo-vela.ch