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“Il senso di Walden”di Eugenio Giliberti

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Inaugurata lo scorso 12 novembre presso Giacomo Guidi & Mg Art Arte Contemporanea a Roma, l’esposizione di Eugenio Giliberti “Il senso Di Walden” sarà visitabile fino al 6 gennaio 2011.

Curata da Bruno Corà la personale dell’artista napoletano propone una selezione di otto opere che, come lui stesso racconta, sono state realizzate in campagna, dove vive e lavora con alcuni collaboratori: una panchina di legno di pioppo centinato in forma tondeggiante di fiore, e poi ancora legno, carta, cera e pigmento per gli altri lavori a parete.

Il curatore della mostra scrive: “Una vicenda personale di responsabilità nella conduzione di un’impresa familiare si dissolve in tal modo in una prassi artistica che consente a Giliberti di compiere un’esperienza che è al contempo sociale ed estetica; analogamente al Thoreau del Walden o ad artisti come Pinot Gallizio, farmacista e situazionista, e ad altri che hanno aperto nuove strade nella concezione del lavoro formativo di un’opera, Giliberti conferma una sua vocazione verso metodi induttivi che gli consentono, partendo da dati intuitivi o fattuali, di giungere a una originale esperienza artistica”.

10 COMMENTI

  1. e tu la conosci la tizia per difenderla come fai e per crederle di getto? puoi escludere che una donna possa velenosamente pianificare “di starci” come mezzo per fargliela pagare cara e amara per l’arresto, inventando una violenza inesistente? tu dici che le donne ne sono incapaci? vai un pò qui ad aggiornarti:
    violenza-donne.blogspot.com/
    Ultima cosa: siamo sicuri che se un uomo ti avesse derubata, lo avresti visto con piacere rilasciato all’istante? Conosci la differenza tra arresto e detenzione?

  2. consenziente?
    “La donna era doppiamente subordinata: di fronte a pubblici ufficiali e privata della libertà, una giovane donna in cella, socialmente debole, di fronte a tre carabinieri è la più fragile delle vittime. Parlare di consenso è quasi una confessione collettiva” …parole di Luigi Manconi, ex sottosegretario alla Giustizia.
    e poi ti risulta che a un carabiniere sia permesso avere rapporti sessuali con una persona fermata e chiusa in cella?
    se anche la donna non avesse dato alcun segno di rifiuto si tratta comunque di un comportamento (quello dei carabinieri) da condannare.
    il fatto che chi sia interno (o si senta vicino) alle forze dell’ordine difenda a spada tratta qualsiasi individuo indossi una divisa, senza prendere in considerazione che ci possano essere le mele marce, dà solo l’idea che il marcio sia molto più diffuso e che non lo si voglia eliminare.

  3. No non conosco la donna e non conosco gli uomini coinvolti nella vicenda, ma il mio commento è relativo a questo articolo che definirlo articolo è come chiamare una lampadina sole.
    Un articolo dovrebbe fornire informazioni per informare le persone affinché queste si possano fare un’idea dei fatti e un opinione, invece l’autore omette volutamente i particolari e fornisce la sua visione della cosa: vendetta? e per quale motivo? non si sa, perchè ci fobbiamo andare ad informare altrove per scoprire che questa è una poveraccia che ha rubato dei vestiti ed è stata fermata, deve passare una notte in caserma,ed esiste un principio molto importante che è quello della punizione commisurata al danno, un uomo che entra in un negozio e ruba dei vestiti per me non deve andare in carcere, deve pagare quello che ha rubato, essere multato, ma di certo non merita di passare una notte in caserma, quando poi questa è una donna con una bambina – a chi l’ha lasciata? non si sa. Quando poi è nelle mani dello stato, privata della sua libertà, quindi nella posizione di chi non può compiere per se stessa nessuna scelta consapevole, i carabinieri, che tra le altre cose hanno confessato praticamente subito, ma nemmeno di questo ci dice l’articolo, vanno nella sua cella e le offrono di andare in sala mensa per bere, la violazione comincia qui, in quel momneto qualsiasi cosa sia accaduta li mette nella posizione di aver compiuto un abuso, forse non ti è chiero e non è chiaro nemmeno al nostro articolista. In stato di soggezione di fronte a quattro uomini in divisa, nelle mani dello stato senza alcuna possibilità di fare niente, sarebbe potuto accadere qualsiasi cosa – quanti sono i detenuti che muoiono in carcere e non se ne sa niente? Qualsiasi cosa lei abbia detto o fatto non ha nessuna importanta, fosse stata pure lei a proporre di avere dei rapporti sessuali, quelli sono carabinieri nel esercizio del loro dovere!
    Fargliela pagare cara e amara di che cosa? Non sono nemeno loro quelli che l’hanno arrestata!!!
    Tu e il signor Emilio Bertelli siete in totale malafede, spero che non abbiate mai la sventura di vedere una moglie una figlia o una sorella abusate e non credute, lo spero per loro di certo non per voi.

  4. Scusate gli errori di battitura, il box per la scrittura non si apriva correttamente e non ho potuto rileggere prima di inviare.
    Aggiungo solo che è proprio per questo modo assurdo di pensare che le vittime di violenza restano in silenzio e non ricevono giustizia, perchè c’è gente che invece di proteggerle fa scudo. Nel momento in cui viene accertata una falsa denuncia si procede con una contro accusa, ma prima, prima davanti ad un delitto ignobile come questo si crede a chi si trova in posizione di fragilità, e non sono certo quattro uomini in divisa la parte fragile di questa storia.

  5. @ Ria se tu fossi minimamente serena non ti permetteresti di affibiare malafede con tanta disinvoltura.
    Contrariamente a vio, io non assolvo e non condanno. Sono semplicemente contro chi giudica senza elementi sufficienti.
    E’ vero che non si dovevano permettere comunque di avere rapporti, ma tra la colpa di “farlo in questura” e esercitare una violenza sessuale, c’è un abisso in termini di gravita.
    Opportunamente non considerate che il più stupido dei CC sa benissimo che in un rapporto sessuale lascia tracce organiche e la sua colpevolezza può essere dimostrata immediatamente. Già solo questo rende la presunta violenza sessuale altamente improbabile. A mio avviso naturalmente e, manco a dirlo: in buona fede.

  6. La mia reazione poco serena è dovuta all’articolo.
    Voglio credere alla tua buona fede, ma la situazione non cambia, una persona in arresto è una persona che non ha possibilità di scelta e quindi è comunque un abuso.

  7. Ria, voglio dirti ancora una cosa: credo che fermi e arresti di donne ne capitano tanti e, personalmente non credo che agenti delle forze dell’ordine ci abbiano provato solo con questa.credo anche che, se le fermate o arrestate non avessero possibilità di scelta, nelle questure e commissariati ci sarebbe un bunga bunga continuo.
    Odio citare singoli casi, perché con i singoli casi si può “provare” tutto e il contrario di quel tutto, tuttavia, avrai letto che anche la famosa Ruby, quando fermata in questura, promise ad uno degli agenti o dirigenti, non ricordo, che se l’avesse lasciata andare via, fuori avrebbero fatto l’amore (l’agente rifiutò). Questo prova solo una ovvietà (sempre secondo me): qualcuna, conoscendo gli uomini, può pensare di proporre il baratto. Per dirla completa: se poi per qualche ragione il baratto diventa un dare senza avere, possono essere guai.
    Voglio dire, mettiamo che alla proposta della bella Ruby, l’agente fosse andato “su di giri” e avesse proposto lo scambio immediato (abbagliato dal testosterone e pur sapendo di non poter far nulla). Cosa avrebbe fatto Ruby cosciente di essere stata presa in giro?…………..ESATTO!

  8. E’ la solita trama. Invece molto più spesso capita che dietro la faccia da uomo perbene, sotto la divisa da carabiniere, da vigiele urbano, da qualsiasi cosa, ci sia solo il solito bastardo che si approfitta della propria posizione di potere.
    Il tuo modo di rovesciare il discorso è banale, qui si tratta di una donna per la quale nessuno ha telefonato in caserma dicendo che era la nipote di un capo di stato estero, perchè è una donna di cui nessuno se ne frega niente, esattamente come il 90% delel donne italiane.
    Esattamente come tanti ragazzi si ritrovano massacrati di botte dai poliziotti e dai carabinieri a terra, e disarmati, ma sono dei facinorosi.
    I carabinieri hanno confessato, hai mai conosciuto uno stupratore che dicesse: la donna? ha detto di no ma io me ne sono fregato!
    No loro dicono: lei era consenziente, lei era provocante, lei era tante cose mandava segnali.. già i segnali che hai solo nella tua testa.
    In fine un agente che va su di giri va fatto fuori dall’arma immediatamente.

  9. leggendo l’inizio del tuo ultimo commento, appare chiaro che sei prevenuta:fatti tuoi!
    Ho già una discreta vita vissuta alle spalle cara mia, e ti posso assicurare che quando una donna non vuole realmente ti stoppa in quattro e quattr’otto, NON RACCONTIAMOCI BALLE!
    Come al solito la logica non è il forte delle donne, altrimenti faresti due più due, per ora ti aiuto io:
    Sai perché gli uomini in questione hanno potuto dire che la tua consorella era consensiente?
    Perché né lei, né loro hanno un minimo segno di violenza da offesa o da difesa. Sarebbe bastato un solo morso
    su un braccio fatto dalla tua amica per dimostrare la violenza subita, invece niente. Non ti affannare a spegare, già lo sappiamo: la poveretta era atterrita!
    sfogati pure, ne ho abbastanza, addio.

  10. E’ evidente ormai che non solo non sei una donna, ma non sei neanche in buona fede e se è vero che hai una certa età hai vissuto inutilmente.
    Vallo a raccontare a Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, vallo a raccontare a Emiliana Femiano, vallo a raccontare ai milioni di vittime di stupro in famiglia, di mariti fratelli, padri e cugini zii e preti, carabinieri e spazzini.
    Sei un essere miserevole tu e chi ti appoggia.

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