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La Gelmini ce l’ha fatta: la sua riforma è legge

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Tutto secondo i piani. Il ddl Gelmini passa in Senato con 161 sì, 98 no e 6 astenuti.

Il Ministro della Pubblica Istruzione si è mostrato soddisfatto e ha dichiarato che dopo la pausa natalizia incontrerà il Consiglio Nazionale degli studenti universitari per discutere dei provvedimenti attuativi della riforma dell’università. Conversando con i giornalisti in Senato ha raccontato la solita barzelletta con l’aggiunta di una nota “storica”: “Credo che oggi sia una bella giornata per il Paese e le università italiane. È stata archiviata la cultura falsamente egualitaria del ’68. Comincia una nuova stagione, una sfida importante, c’è una grande opportunità per i giovani e per gli studenti”.

Anna Finocchiaro, Presidente dei Senatori Pd, ha risposto in aula alle parole del ministro Gelmini sul ’68: “Lei è troppo giovane per ricordare il ’68. Mi chiedo dove abbia studiato questo decennio lungo nel secolo breve. Fu un movimento che destrutturò ruoli sociali, gerarchie sociali e anche il dominio di un pensiero unico, di una cultura. Fu un evento molto interessante, perché liberò straordinarie energie culturali, e non solo. Lei non sa, ministro Gelmini, ma ha un debito nei confronti di quel movimento delle donne che nacque contestualmente al ’68 e che oggi le consente di essere una giovane donna ministro di un grande Paese”.

I collettivi studenteschi annunciano che la mobilitazione non si fermerà. “Sapevamo che ormai dentro il Parlamento non c’erano più margini – commentano le studentesse e gli studenti di Link-Coordinamento Universitario – ma la battaglia non è finita. I tanti cortei di ieri l’hanno dimostrato: questo movimento riesce a mobilitare centinaia di migliaia di studenti fino a 3 giorni prima di Natale, ben al di là delle canoniche manifestazioni autunnali. In questi mesi è successo un fatto storico: un’intera generazione di studenti e lavoratori ha deciso di prendere in mano il proprio destino, è intervenuta con una forza e una determinazione senza precedenti sullo scenario politico, è riuscita a bloccare l’Italia per porre i temi dell’università pubblica, della precarietà del lavoro, del futuro rubato al centro del dibattito pubblico. E non ci fermeremo“.