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‘1861. I pittori del Risorgimento’

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Nell’ambito delle iniziative organizzate per celebrare l’Unità d’Italia, è ancora visitabile a Roma, presso le Scuderie del Quirinal,e l’esposizione ’1861. I pittori del Risorgimento’.

Nata con l’obiettivo di rileggere la storia attraverso il linguaggio dell’arte, lungo i tratti lasciati da quella pittura cosiddetta ‘minore’ che racconta le gesta, i sentimenti ed infine la delusione del Risorgimento italiano, la mostra curata da Fernando Mazzocca e Carlo Sisi, ha come tema il confronto tra la pittura italiana e gli eventi che, attraverso la Seconda Guerra d’Indipendenza, la Spedizione dei Mille e la proclamazione del Regno d’Italia hanno determinato la conquista dell’unità nazionale.

A raccontare le tappe fondamentali dell’epopea bellica, l’esposizione propone al visitatore opere di dimensioni monumentali dei pittori protagonisti del Risorgimento accanto ad opere di dimensioni più contenute che rendono testimonianza delle persone che individualmente hanno preso parte alle vicende storiche di quel periodo e dei loro sentimenti: donne che aspettano i loro feriti, padri che ascoltano i racconti dei figli al ritorno dal fronte, il popolo che piange i suoi morti.

“La sacralità del luogo, le Scuderie del Quirinale, non poteva non divenire il contenitore privilegiato per questa mostra – dice il Presidente della Fondazione Roma Emmanuele Emanuele- per la divulgazione di ciò che ha rappresentato nel nostro paese l’Unita’ d’Italia, anche dal punto di vista politico ed istituzionale”. La sfida posta in esser con l’organizzazione di questa mostra è quella di riabilitare “una pittura ingiustamente considerata ‘minore’ – prosegue Emanuele – per arrivare a smentire la considerazione di questi pittori non sempre positiva che ha indotto a classificarli esclusivamente come di genere”.

Il centro della mostra è rappresentato dalla pittura di battaglie ad opera dei cosiddetti ‘pittori soldati’, come Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano, Federico Faruffini e Michele Cammarano, autore tra gli altri del grande dipinto di forte impatto scenografico ‘I bersaglieri di Porta Pia’. Il primo piano è infatti dedicato ai dipinti monumentali che illustrano l’epopea nazionale, dalla guerra di Crimea al 1870, con il coronamento del processo di unificazione e del sogno mazziniano e garibaldino rappresentato dall’entrata a Roma dell’esercito regolare italiano attraverso la breccia di Porta Pia.

Al secondo piano vi sono altre tappe fondamentali del percorso risorgimentale. Le opere sono di formato più ridotto, e il percorso permette al visitatore di entrare all’interno delle coscienze di quanti vissero il Risorgimento non dal fronte degli scontri ma dagli interni domestici, popolari o borghesi, nelle strade, nelle osterie, nelle famiglie. Dal capolavoro di Induno ‘La trasteverina uccisa da una bomba, omaggio al popolo anonimo che muore per un ideale a ‘La meditazione’ di Francesco Hayez, inedita e drammatica rappresentazione dell’Italia che tiene in mano una croce su cui sono impresse in rosso le date delle cinque giornate di Milano.

“Al secondo piano – illustra il curatore Carlo Sisi – è rappresentata una nuova visione dell’Italia, un’Italia violata. Si va da una visione unitaria, che l’accademia rappresenta, verso una percezione diretta ed anche sconvolgente, che ammette anche il brutto”.

Nell’ultima parte della mostra, i capolavori di Giovanni Fattori sono stati per la prima volta riuniti insieme e, grazie ad opere quali ‘Lo staffato’ e ‘Lo scoppio del cassone’,  ad ormai molti anni di distanza dall’Unità d’Italia, danno voce alla denuncia degli orrori della guerra e luce al sacrificio di tanti. Si può cogliere in tal modo l’implicito quanto chiaro monito di un nuovo impegno civile e morale, quello di essere dopo tante sofferenze, italiani.

“La parte che più considero di valore – sottolinea Emanuele – al di là dei trionfalismi delle battaglie della prima parte – è quella che rappresenta la delusione di coloro che hanno partecipato alla costruzione dell’Italia, i garibaldini, i cattolici, gli uomini del Meridione. Questo è l’aspetto più significativo”.

Il Presidente della Fondazione Roma osserva “quell’Italia irrisolta allora, proseguita anche dopo la fine della liberazione, oggi per molti aspetti dà ancora una volta l’amarezza e la delusione per i grandi sogni coltivati ma non realizzati”.