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Caso Claps: Elisa tentò di difendersi dall’assassino. Le ferite alle mani ne sono la prova

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Continuano le indagini sulla morte di Elisa Claps, la giovane studentessa potentina scomparsa da casa la mattina del 12 settembre 1993 e il cui cadavere è stato ritrovato diciassette anni dopo all’interno della chiesa della Santissima Trinità. Dalla perizia condotta da Cristina Cattaneo e depositata alla Procura di Salerno nei giorni scorsi è emerso che Elisa si  difese cercando di disarmare il suo assassino, come dimostrano le ferite riportate sulle mani della ragazza. Il perito così si pronuncia: ”E’ stato rilevato alla mano destra almeno un segno di lesione da arma bianca (da difesa attiva)”. Addirittura sembra che Elisa abbia cercato di afferrare l’arma per difendersi. E aggiunge: ”Si e’ provveduto a reidratare la cute delle mani, immergendole in bagno in acqua distillata tiepida per trenta minuti. La cute pulita e ammorbidita ha consentito di verificare aree di perdita di sostanza: alla mano destra, sul versante laterale, in corrispondenza dello spazio interdigitale, fra il primo e il secondo dito, c’e’ una soluzione di continuo a tutto spessore del tegumento, a margini netti e regolari di forma arcuata, dislocato distalmente sulla cute integra”. Una seconda ferita, spiega il perito, si rileva ancora alla mano destra: ”Alla superficie palmare, in corrispondenza dell’ articolazione metacarpo-falangea del terzo dito, un’altra soluzione di continuo superficiale del tegumento”.”Alla mano sinistra – dice ancora la Cattaneo – in corrispondenza del versante laterale del primo raggio del primo osso metacarpale e della prima falange prossimale, perdite di sostanza cutanea nastriforme a decorso longitudinale con contestuale esposizione della superficie ossea sottostante, che risulta illesa”.

Inoltre sulle mani della ragazza sono state ritrovate due formazioni pilifere, probabilmente si tratta di capelli. La Cattaneo riferisce di aver rinvenuto ”una struttura pilifera di colore brunastro in corrispondenza del polpastrello del primo dito della mano destra”; il secondo ritrovamento riguarda ”un’altra presenza pilifera di colore brunastro in corrispondenza del versante ulnare del palmo della mano sinistra” .

Nella perizia è indicato anche che l’assassino tagliò alla povera Elisa otto ciocche di capelli forse con una forbice. ”Tra i capelli di Elisa – riferisce il medico legale dell’ Universita’ degli Studi di Milano al Dipartimento di Morfologia umana e Scienze biologiche – vi sono almeno otto ciocche sezionate con strumento tagliente. Questa e’ una stima minima, in quanto altre ciocche piu’ irregolari potrebbero essere state tagliate, ma la degradazione e l’attivita’ entomologica potrebbero averne camuffato l’aspetto regolare”. Per il perito, ”non sono evidenziabili residui significativi di metallo”. ”Non e’ possibile stabilire quale strumento tagliente puo’ avere tagliato le ciocche, anche se la maggiore linearita’ di alcuni tagli depone piu’ a favore di una forbice che di una lama singola”. ”E’ probabile – conclude – che le ciocche fossero accorpate al momento del taglio da liquame biologico ancora umido o secco”.

A chi appartengono, dunque, i capelli ritrovati sulle mani di Elisa? A Danilo Restivo, l’unico presunto colpevole finora indagato o ad un’altra persona? Il perito spiega, nelle conclusioni, di avere consegnato ”al prof. Pascali le due formazioni pilifere, per eventuali indagini di natura genetica”. Il genetista pero , il cui lavoro fu bocciato dalla magistratura salernitana (con la richiesta di una integrazione delle indagini in un secondo incidente probatorio sul caso Claps), non ha ritenuto possibile analizzare questo materiale.