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Clint Eastwood dirige Hereafter, film poetico sull'aldilà

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Fra tutti i mondi possibili, il Premio Oscar Clint Eastwood sceglie di esplorare le frontiere dell’aldilà con la sua ultima fatica: Hereafter (“aldilà” appunto), prodotto fra gli altri da Frank Marshall e Steven Spielberg e interpretato da un cast in stato di grazia.
Non una disamina del mondo oltre il mondo bensì il racconto di tre storie, diverse, eppure uguali nell’esperienza più o meno cosciente di aldilà.

Marie Lelay (Cécile De France) è una famosa giornalista francese la cui esistenza cambia drasticamente dopo essere miracolosamente sopravvissuta allo tsunami e alla morte. Da allora la sua vita non è più la stessa: continua a pensare all’episodio di “quasi morte” in cui è stata coinvolta, ponendo a margine della sua vita tanto il fidanzato (neanche troppo innamorato di lei) quanto la carriera (che le sfilano da sotto il naso tra l’indifferenza generale dei colleghi). Marie decide così di fare della sua esperienza un libro.

Intanto il piccolo Marcus (George McLaren) vive la sua personale tragedia: Jason, suo fratello gemello nonché suo unico punto di riferimento nella vita (il padre non c’è e la madre, tossicodipendente, è come se non ci fosse), muore investito da una macchina. Invano Marcus cerca di entrare in contatto con lo spirito di Jason, passando da un ciarlatano all’altro, tra sedute spiritiche e santoni di dubbia fama.

Infine George (Matt Damon): fa l’operaio ma ha un dono speciale che è anche la sua condanna. George è in grado di collegarsi con l’aldilà, può parlare con le anime e consolare i vivi attraverso le parole dei morti. Può farlo ma non vuole farlo.
Tuttavia ad una fiera letteraria i destini dei tre si incrociano inevitabilmente: George tornerà ad usare il suo dono per un’ultima buona causa, trovando allo stesso tempo Marie – alla fiera per presentare il proprio libro -, l’anima (gemella) che stava da tempo cercando.

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