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Serie A, la Lazio espugna Brescia e ritorna al terzo posto

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All’ indomani della vittoria del Napoli, e poche ore dopo quella della Fiorentina a Palermo, la Lazio cercava delle risposte da se stessa. Gliele fornisce Alvaro Gonzalez che, al suo primo gol in Serie A, pensa bene di digitare lo 00598 e chiamare in Uruguay da scarpino fisso. E pensare che negli spogliatoi, prima della gara, stava commentando proprio con Kozak la qualità degli scarpini (arancioni per entrambi). Alla fine invece gli sono serviti più per correre e telefonare, perché per segnare è servita essenzialmente la testa. Stesso discorso per “il ceco volante” che senza fili decolla e mette a segno il quinto sigillo in campionato. Una vittoria con la testa, una vittoria intelligente, che regala alla Lazio il terzo posto in attesa del posticipo di questa sera.

LE FORMAZIONI – Reja conferma lo schieramento annunciato nella rifinitura, promuovendo Gonzalez e “bocciando” Zarate. Iachini deve far fronte alle assenze di Zanetti, Zambelli e Caracciolo, ma non rinuncia a schierare cinque giocatori a centrocampo. Debutto dal primo minuto per Accardi arrivato dalla Samp nell’ultimo giorno di mercato.

LA CHIAVE – Calma e sangue freddo è la parola d’ordine dei due tecnici in avvio. Nel girone di ritorno la Lazio ha ottenuto appena un punto in più del Brescia (8-7), ma nella circostanza fa valere quanto di buono fatto nelle prime 19 partite. Le sconfitte di Roma e Palermo hanno anche il vantaggio di donare ulteriori stimoli alla squadra di Reja che, Udinese esclusa, scava un piccolo solco alle proprie spalle, scavalcando temporaneamente l’Inter.

LA LAZIO – In maglia verde militare, la squadra di Reja dà vita all’ennesima battaglia. È un nervosismo ben mascherato e che, all’occorrenza, si trasforma in energia positiva per creare occasioni e schiacciare gli avversari nella propria metà campo. La riscossa parte dalla difesa, così Scaloni e Lichtsteiner provano i lanci e Dias stravince il duello con Eder. È un mix di nervosismo (i falli subiti dal Brescia saranno 18, quelli della Lazio 13) e calma ragionata. Gonzalez cozza con Accardi ma, soprattutto, cozza con il pallone al minuto 17, quando Lichtsteiner dalla destra gli serve un assist al bacio: “el Tata” di testa la mette dentro sul secondo palo e Arcari proprio non può arrivarci. Dieci minuti più tardi break ancora di Gonzalez che sfiora il raddoppio dopo una bella incursione e un diagonale sporcato quanto basta da Arcari. Bega se la prende con Kozak che allarga i gomiti (ci risiamo) e nel finale di primo tempo il Brescia si innervosisce, tanto che Giannoccaro è costretto ad ammonire tre giocatori.
Nella ripresa, Muslera si esalta su un gran destro di Eder, dando sicurezza e respiro ad una squadra in apnea. In stile rugby, solo un calcio piazzato sembra in grado di dare ossigeno alla Lazio. Ed è Libor Kozak che al 58’ svetta su calcio d’angolo di Ledesma e infila Arcari nella mischia delle maglie biancoblu. Il ceco, in un primo momento, non esulta ma poi s lascia andare con Lichtsteiner al gesto del naso lungo (sembra un po’ quella di Iaquinta ai mondiali). Libor di fatto segna il suo quinto gol in campionato, sorpassando Zarate nei numeri ma forse anche nelle gerarchie. La sua è qualità pura. Reja decide di proteggere il risultato e inserisce Brocchi, cambiando anche modulo (4-3-1-2 con Ledesma in mezzo tra lui e Matuzalem ed Hernanes dietro le due punte Sculli e Kozak). Sorridendo, entra anche Zarate ed è un buon segnale. Bega sulla linea di porta gli nega il gol. Muslera è bravo a rimanere concentrato anche nei minuti finali impedendo ad Eder e Diamanti di riaprire facilmente la gara. È quanto basta per tornare a vincere in trasferta dopo 3 mesi e mezzo.

IL BRESCIA – Parte male, con l’intenzione di addormentare la gara e poi magari cercare l’affondo nella ripresa. Invece le cose non vanno secondo il piano di Iachini e, sotto di un gol, il tecnico decide di cambiare, gettando nella mischia Lanzafame (Hetemaj delude le attese nel duello con Matuzalem). Le Rondinelle alzano la difesa sui calci piazzati per impedire a Kozak di destreggiarsi in avanti, ma più di questo proprio non riescono a fare. Il 3-5-2 è in realtà un 5-3-2 mascherato. La prevedibilità la fa da padrona. Sei minuti dopo l’ingresso in campo di Lanzafame, la squadra biancazzurra sembra aver recepito il messaggio del mister, tanto che arriva la prima vera azione pericolosa con Accardi che dalla sinistra cerca la testa di Koné e il greco impegna per la prima volta Muslera, il quale alza il pallone in calcio d’angolo.
La ripresa promette decisamente meglio tanto che in apertura il Brescia ci prova prima con una punizione insidiosissima di Eder, poi con un colpo di testa di Lanzafame. Il gol di Kozak stronca le residue speranze di rimonta della squadra di Iachini che però non rinuncia alla manovra, inserendo Possanzini (il modulo si trasforma in un 4-3-1-2). Il suo ingresso in campo non basta per ridonare linfa al Brescia, anche se Eder e Diamanti (traversa su punizione nei minuti di recupero) nel finale provano ancora a riaprire il match.