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Storia delle carte da gioco

Cina ed Egitto i progenitori del gioco delle carte

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Una civiltà è il frutto di secoli di storia e dai simboli di una civiltà possiamo arrivare a capirne l’identità: partendo da questo presupposto l’obiettivo è di giungere a leggere l’identità di un popolo attraverso l’uso del gioco delle carte, simbolo di condivisione e frutto di un percorso storico che muta con il mutare della storia.
Già dai padri della civiltà moderna, gli antichi Egizi, l’uso del gioco, in particolare del gioco delle carte, era una pratica per trarre auspici dalle inondazioni del Nilo, così ecco che le carte in un primo momento assumevano un ruolo di preveggenza che si svilupperà nei secoli.
Ma lo sviluppo vero e proprio delle carte, si può e si deve far coincidere con l’invenzione della carta, materiale principe per le sue proprietà, come la leggerezza, e il suo molteplice utilizzo, che in Cina prese piede duemila anni fa.
L’imperatore che modificò il corso della storia fu T’Sai Lun, che regnò nel secondo secolo e che tenne a battesimo il primo vero foglio liscio e sottile di carta ottenuto da un impasto di fibre di gelso e di bambù.
Si narra che in Cina la carta-moneta suddivisa per ordini, rappresentati con ideogrammi, fosse utilizzata anche come posta di denaro utilizzata per il gioco, dove uno dei giochi più conosciuti del tempo pare fosse quello dei quattro re, in cui i simboli utilizzati, come il Sole, avevano una funzione sacrale in particolari riti. Da qui la sua espansione in tutta Europa, la cui partenza e diffusione è da far risalire alla nascita nel 1144 della prima cartiera, in Spagna, a Xativa nei pressi di Valencia, e dove contemporaneamente si diffondeva la carta di Samarcanda, molto nota per essere prodotta con lino e canapa, e che divenne la più famosa nel mondo arabo.

Genealogia delle carte da gioco – La Spagna è considerata la progenitrice insieme alla Sicilia e alla Venezia dei Dogi, dell’introduzione del gioco delle carte in Europa, e questo è dovuto in gran parte agli scambi commerciali intrapresi con l’Islam. Il mondo islamico per conquistare sia fisicamente che mentalmente i territori sembra utilizzasse le armi ma non solo, altri strumenti sono stati rinvenuti e considerati strumenti subdoli come lamine numerate che somigliavano alle Naibbe, le carte spagnole, e dove queste sarebbero servite non solo come strumento da gioco ma anche come valore didattico e con scopi di indottrinamento sulla religione per il diffondersi dell’Islam. In Italia la produzione di carta arrivò leggermente più tardi ma ben presto divenne tra le più conosciute e ambite per l’eccellente qualità, riuscendo a identificare tecniche di produzione più efficienti e migliorative di quelle utilizzate fino al quel momento. Così nel Quattrocento ci fu il passaggio del testimone tra la pergamena e l’innovativa carta in maniera definitiva. La produzione vera e propria di carte da gioco quindi, può definirsi intorno alla metà del Quattrocento, quando la produzione seriale di stampe si diffuse ampiamente grazie anche alla necessità di trasferire su carta, testi e santini religiosi. La produzione delle carte da gioco esplose attraverso l’introduzione della calcografia che garantiva incisioni a bulino su lastre di rame e zinco permettendo la penetrazione nelle fenditure dell’inchiostro, portando ad un balzo in avanti nella decorazione su carta migliorata soprattutto dalla tecnica dell’acquaforte che facilitava l’incisione e manteneva perfettamente pulita la lastra metallica.
L’uso delle carte partì proprio dalla Cina come strumento di gioco, importate poi in tutto il mondo attraverso una direttrice Cina – Persia – Arabi – Mediterraneo, frutto di guerre e conquiste.
E’ così che le carte da gioco iniziano il loro percorso attraverso la storia, con il primo mazzo di carte, il più antico, quello dei Mamelucchi, definito il padre dei mazzi europei.