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Benigni commovente giullare

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Non seguo con particolare interesse il Festival della Canzone Italiana, che ogni anno ripropone le novità del panorama musicale, ma stavolta, forse perché incuriosita dalla presenza di un presentatore anomalo come Gianni Morandi, ho fatto l’en plein delle serate.
Mi è piaciuta la canzone che ha vinto, quella di Vecchioni, poetica e colma di struggenti parole, forse un po’ retoriche, ma care ad ognuno, consolanti nella loro semplicità d’espressione, inneggianti all’amore. Non sono stata entusiasta della presenza della Canalis, non particolarmente dotata in nessuna performance e salita alla ribalta per la storia con il divo Clooney, più che per le capacità artistiche. Ho apprezzato l’ironia delle due iene, imprestate al palco dell’Ariston, polemiche si, ma comunque limitate dall’eleganza patinata da prima serata, rispetto alla verve da canaglie che sfoggiano nella loro trasmissione .

Mi ha commosso Benigni. Non siamo mai troppo orgogliosi dell’Italia. Nè ci sentiamo veramente partecipi dello Stato in cui viviamo, sempre troppo presi a ricercare quello che di buono c’è nei luoghi altrui.
Questo “Paese dei Balocchi”, dove tutto sembra essere lecito, dove nessuno ci rappresenta realmente e dove i diritti vengono schiacciati dai doveri.
Eppure quest’uomo, quest’attore cinico nei confronti della politica, istrionico nella sua molteplicità di personaggi che ha creato per i suoi film, ha saputo meglio di un docente universitario darci notizia dei 150 anni dell’Unità d’Italia, con tale suggestione da impartire una lezione di deferenza per tutti. Nella cernita dei termini racchiusi nell’inno “Fratelli d’Italia”, ci ha condotto alla rivelazione della coscienza di quest’opera, che ci ritroviamo a declamare ormai alle partite di calcio e invero anche male, spinti da una effimera fratellanza .
Ammetto che molte cose del Risorgimento mi erano sconosciute o cadute in dimenticanza, ma anch’io per un attimo, ho sofferto con quei giovani che si sono sacrificati per noi, per il nostro suolo patrio, ed ho rivalutato il bagaglio culturale e storico che mi, ci appartiene e di cui tanti non permettono se ne serbi il ricordo. Forse non è impossibile ridare una profondità a questo Stato vilipeso, abbrutito da chi sfrutta e ostenta furbizia, da chi ogni giorno pensa ai propri affari, infischiandosene del prossimo.
E il coraggio di Mameli, Bixio, o Cavour, dovrebbe dare significato alle azioni che verranno portate a termine per il bene globale, non consentendo a chi inneggia ad un falso federalismo che spinge alla divisione e al razzismo puro e semplice, di avere spazio per realizzare progetti contro l’ideale di quei martiri che hanno dato la loro vita senza farsene scrupolo alcuno.