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Il Dalai Lama si dimette

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Il Dalai Lama si dimette. L’annuncio ufficiale arriva in occasione del 52esimo anniversario della rivolta popolare contro l’invasione cinese in Tibet. Tenzin Gyatso meglio conosciuto come il Dalai Lama – la guida spirituale e politica del popolo tibetano – passerà il testimone al suo successore, il quale dovrà essere eletto dal Parlamento in esilio.
In carica dal 1950, il quattordicesimo Dalai Lama ha trascorso l’ultimo quarto di secolo a combattere in nome dei diritti fondamentali del suo popolo, continuamente osteggiato dal Governo cinese. Una nomina libera da qualsiasi imposizione e un successore al quale spetterà raccogliere una scomoda eredità.

Premio Nobel per la Pace nel 1989 e fervido sostenitore della dottrina d’ispirazione gandhiana della non–violenza, il Dalai Lama dal 1959 vive in esilio in India a Dharamsala. Amato e odiato, è divenuto un personaggio di fama internazionale grazie all’impegno nel divulgare i principi del buddismo al di là del globo, in Occidente soprattutto. Strenuo difensore del suo popolo di cui non solo è capo spirituale ma anche politico, con un seguito di 120.000 tibetani, il Dalai Lama si è sempre speso a sostegno del riconoscimento del principio di autodeterminazione del popolo tibetano. Per questo suo impegno è riuscito a conquistarsi le simpatie del mondo occidentale e il sostegno di molti volti celebri del cinema americano.

Voci sulle sue possibili dimissioni hanno cominciato a circolare il 21 novembre scorso, in occasione di un’intervista rilasciata dal diretto interessato ad un giornalista della tv indiana Cnn – Ibn: “Credo che mi dimetterò tra sei mesi” aveva dichiarato il Dalai Lama.
L’occasione per annunciare il suo congedo sarà il 14 marzo prossimo, quando si riunirà il quattordicesimo Parlamento in esilio. Ovviamente l’annuncio di un suo imminente ritiro dalle scene internazionali ha generato svariate reazioni. La maggior parte dei sostenitori invitano la guida spirituale a mantenere ancora la sua carica di leader politico.
Per il momento, almeno da quanto dichiarato dal medesimo Dalai Lama, l’intenzione di rassegnare le dimissioni entro brevi termini non è stata ancora abbandonata.