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La gestione delle cefalee croniche

Settimana Mondiale del Cervello, a Pavia

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Aderendo alla “Settimana Mondiale del Cervello”, 13-20 marzo 2011, la Fondazione “Istituto Neurologico Nazionale Casimiro Mondino” di Pavia realizza un’occasione di incontro con i cittadini per far conoscere le proprie strutture e i servizi offerti. L’iniziativa denominata “Ospedale aperto” consentirà, nei giorni 14-15-16-18 marzo e dalle ore 14.00 alle ore 16.00, a chiunque volesse di visitare l’Istituto e ricevere informazioni.
A contorno, il 19 marzo diverse le conferenze divulgative in programma. Tra queste, alle ore 10.00 presso l’Aula Mondino si terrà l’incontro, tenuto dalla dottoressa Marta Allena, dal titolo “La gestione delle cefalee croniche” Il capitolo delle cefalee croniche interessa trasversalmente l’intera classificazione delle cefalee e dei disordini dolorosi del capo. Sono croniche, infatti, alcune complicanze di cefalee primarie, emicrania cronica, ed alcune cefalee primarie stesse che si presentano come croniche in alcuni loro sottotipi (cefalea di tipo tensivo, cefalea a grappolo, hemicrania parossistica, hemicrania continua). Alcuni studi sulla popolazione hanno evidenziato che circa il 2.5% dei pazienti con emicrania episodica, a bassa o alta frequenza mensile di crisi, progredisce ogni anno verso l’emicrania cronica, una sindrome caratterizzata da crisi di cefalea per oltre 15 giorni al mese da almeno tre mesi: molto disabilitante e meno sensibile ai trattamenti acuti e preventivi rispetto alla forma episodica. E’ stato stimato che circa il 4% della popolazione generale soffre di cefalea cronica, e ne sono colpite tutte le fasce di età. Queste percentuali aumentano notevolmente se riferite ai centri cefalee specialistici, dove la cefalea cronica rappresenta una delle forme più comuni di cefalea per cui il paziente richiede assistenza. Sono stati individuati dei fattori di rischio connessi con lo sviluppo di cefalea cronica, alcuni dei quali non modificabili (il sesso femminile, l’età, la predisposizione genetica, il basso livello socio-economico) ed altri modificabili (l’uso eccessivo di farmaci sintomatici e di caffeina, la frequenza mensile degli attacchi, le comorbidità psichiatriche ed i disturbi del sonno, l’obesità) sui quali è possibile intervenire per prevenire il peggioramento e la cronicizzazione della cefalea. L’uso eccessivo di sintomatici è, tradizionalmente, considerato uno dei fattori più comuni di cronicizzazione dell’emicranica. Un settore di particolare importanza è costituito, infatti, dalla cefalea da abuso di farmaci, una cefalea cronica secondaria che si sviluppa da una forma primaria di cefalea (più spesso emicrania o cefalea di tipo tensivo) in seguito all’uso elevato e regolare di farmaci sintomatici assunti per il trattamento acuto degli attacchi dolorosi. Dopo il trattamento e l’interruzione brusca del farmaco di “abuso” (effettuata con strategie differenti, sia in regime di ricovero ospedaliero che ambulatoriale), un’alta percentuale di pazienti può presentare una recidiva a distanza di mesi o anni ed il rischio maggiore si verifica entro 12 mesi dalla disintossicazione. La gestione delle cefalee croniche rappresenta, data la loro complessità, una sfida per il medico specialista sia sul piano clinico che socio-economico. La differenziazione delle varie forme croniche, la prevenzione della progressione in cefalea cronica, l’identificazione dei fattori di cronicizzazione e l’impostazione del trattamento farmacologico e non farmacologico, richiedono una strategia di gestione integrata della malattia che coinvolge numerose discipline e servizi sanitari interconnessi al fine di migliorare la qualità di vita dei pazienti che ne sono affetti.

1 COMMENTO

  1. Questo non è un commento, quindi forse un po’ fuori luogo, ma è una richiesta di aiuto! Mia sorella soffre da anni di cefalea cronica, ha provato mille rimedi da quelli naturali ai trattamenti con farmaci, ma nulla le ha dato sollievo. Tutta la famiglia è stanca e addolorata di vederla soffrire così. Forse non è il peggiore dei mali esistenti, ma a 28 anni una vita così, scusate l’espressione, è una vita di merda! Troppi sono i giorni in cui è costretta a stare a letto, al buio, impotente di fronte a questo male, senza prospettive per il futuro. Gli anni universitari sono stati difficili, ma, anche se con un po’ di ritardo, si è laureata col massimo dei voti e tanto di lode. Ora vorrebbe intraprendere la sua carriera lavorativa, già difficile al giorno d’oggi, e ancora di più con questa malattia ,che spesso la porta alla depressione. Difficili poi diventano i rapporti con fidanzato, amici e i sogni per il futuro: matrimonio, figli, lavoro, iniziano a svanire. Lei è bella, intelligente e piena di energia in quei giorni liberi dal dolore, vorrei vederla sempre così! Sarà mai possibile? Ci sarà una cura che elimini o riduca drasticamente questa “piaga”? Stanca di fare esami e di farsi visitare da medici diversi. Ma arrendersi è come morire, giusto? Se qualcuno ha solo un’ idea, o conosce qualche nuova cura o in qualche modo pensa di poterci aiutare, vi prego, fatevi avanti! Grazie a tutti. Vi auguro una buona giornata. Valentina G.

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