Home Arte La nuova serie fotografica di Gregory Crewdson: scatti di Cinecittà

La nuova serie fotografica di Gregory Crewdson: scatti di Cinecittà

607
CONDIVIDI

Ultimi giorni per “Sanctuary”,  l’esposizione dei nuovi lavori fotografici di Gregory Crewdson proposti dalla Gagosian Gallery.

Dedicata all’indefinita linea di confine fra realtà e finzione, la nuova serie fotografica di Gregory Crewdson si compone di ben quarantuno immagini, protagonisti delle quali sono la calma e il mistero che avvolgono i set cinematografici abbandonati.

Gli scatti dei  leggendari studi cinematografici di Cinecittà, postprodotti digitalmente solo in minima parte, segnano il ritorno dell’artista al bianco e nero dopo la serie Hover (1996-1997), e superano la costruzione surreale del dramma umano che aveva caratterizzato le sue serie precedenti. Si pensi ad esempio ai tableaux vivants delle precedenti serie fotografiche: alienazione, ansia ed inquietudine evidenti sin nei dettagli in Twilight (1998-2002) e Beneath the Roses (2003-2007). In queste opere Crewdson combinò osservazione empirica ed artificio in fotogrammi di film mai esistiti e le immagini risultanti, dopo diverse settimane di preparazione, erano chiara espressione del dramma nascosto in claustrofobiche esistenze suburbane.

L’immaginario di Crewdson trae spunto dalle suggestioni suscitate da grandi nomi della pittura e del cinema americani come Albert Bierstadt e Stephen Spielberg.

Nella personale Sanctuary, dove la presenza umana viene meno, il set cinematografico abbandonato da mera ambientazione diviene il vero protagonista degli scatti. Lavorando all’alba e al tramonto sul set della famosa serie televisiva prodotta dal canale americano HBO nel 2005 –”Rome”-, l’artista cattura l’atmosfera di tangibile malinconia tra le ombre delle architetture deserte, rischiarate soltanto dagli improvvisi raggi di luce del giorno.

Sulla scia di Eugene Atget e William Eggleston, grandi cronisti della scena urbana, Crewdson contribuisce al genere con la personale ricerca di una propria forma di realismo fra le vestigia artificiali della realtà cinematografica. Sanctuary mantenendo i tratti tipici del documentario, svela la vita nascosta dei film e di ciò che rimane una volta terminata la produzione. In molte immagini sono visibili le strutture delle facciate e le impalcature dei set in decadimento. In altre, le costruzioni d’epoca sono circondate da strade di ciottoli e spazi aperti ricoperti di folte erbacce. Statue in rovina, graffiti sui muri, pozzanghere e altri segni di abbandono enfatizzano ulteriormente l’inquietante assenza di vita che queste immagini comunicano, accentuata dalla luce naturale dell’alba e del tramonto. Ad amplificare l’intensità delle suggestioni prodotta dalle immagini contribuisce certamente la dimensione intima del bianco e nero.

In concomitanza con la mostra, Abrams ha pubblicato un catalogo illustrato, accompagnato da un saggio del critico cinematografico del New York Times, Anthony Oliver Scott.

Gregory Crewdson

Nato nel 1962 a Brooklyn, New York, ha effettuato gli studi universitari presso la State University of New York e la Yale University. Le sue opere fotografiche sono incluse in numerose collezioni museali e pubbliche internazionali, fra cui il Whitney Museum of American Art di New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Fotomuseum Winterthur (Svizzera), la National Gallery of Victoria di Melbourne.

Dopo la retrospettiva inaugurata nel 2005 al Kunstverein Hannover (esposta poi al Fotomuseum Winterthur ed al Hasselblad Center, Svezia), il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli ha dedicato nel 2007 un’importante mostra monografica. Una nuova esposizione itinerante del suo lavoro si inaugurerà a febbraio 2011 presso il Kulturhuset Museum di Stoccolma per poi proseguire a Copenaghen e Berlino. Crewdson è docente della Yale University nel Dipartimento di Fotografia e vive a New York.

SANCTUARY – Gregory Crewdson

Gagosian Gallery – Roma, via Francesco Crispi 16

www.gagosian.com