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Viva l’Italia!

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Sabato 12 marzo, a Peschiera Borromeo (MI) Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera, ha presentato il suo nuovo libro dal titolo “Viva l’Italia!”. Nel corso della serata lo scrittore ha spiegato alcuni passi  della sua opera lasciando poi a due attori del teatro stabile di Verona, accompagnati dalle note di un pianoforte, il compito di leggere citazioni, poesie o frammenti di lettere che aveva incluso nel suo lavoro, trasformando quella che avrebbe potuto essere una banale presentazione in uno spettacolo teatrale davvero coinvolgente.

Il sottotitolo del libro ha fin da subito attirato la mia attenzione: “Risorgimento e Resistenza: perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione”. Già, perché? A questa domanda, che ultimamente anima dibattiti politici, televisivi, articoli di giornali e (per fortuna!) anche discussioni tra la gente comune, io, almeno fino a che non ho letto il libro, non avrei saputo dare una risposta che non fosse vaga e convincente anche per me stessa. Nonostante questo, però, mi rendevo conto che il 150° del MIO paese fosse importante e non riuscivo a capire perché, a dispetto di tutte le pubblicità, le iniziative, i manifesti e le bandiere sventolanti dai balconi, io e tanti altri come me, la sentissi così poco. Poi ho capito.

Aldo Cazzullo, parlando di Risorgimento e Resistenza, ha detto una cosa tristemente molto vera: “I ventenni di adesso queste cose non le sanno”. Ed effettivamente io, che di anni ne ho 22, di tutto questo non sapevo assolutamente nulla. Come si fa a capire l’importanza di qualcosa che non si conosce? Come si fa a festeggiare l’unità d’Italia se non si sa che cosa volesse dire per chi ha combattuto per realizzarla? Ma soprattutto, come è stato possibile dimenticare la vera storia del NOSTRO paese? A scuola Risorgimento e Resistenza non sono altro che due parole noiose in un libro di storia; ce la spiegano come se non fosse affare nostro, come se fosse qualcosa di lontano, tanto è passato, non ha importanza. Le poesie di Ungaretti vengono fatte a pezzi da studenti che affermano: “Quelle quattro righe le sapevo scrivere anche io”. Le lettere dei soldati che, consapevoli, vanno incontro alla morte vengono derise: “Ma se sai che muori cosa ci vai a fare? Torna a casa!” e non c’è più nessun nipote disposto ad ascoltare i racconti dei nonni, che magari la resistenza l’hanno vista, l’hanno fatta o l’hanno ostacolata.

Leggendo Viva l’Italia si assiste ad una lezione di storia e di politica, in cui l’insegnante non si limita a citare date e nomi e a snocciolare gli avvenimenti come se fossero gli aridi pezzi di una catena di montaggio, ma parla di persone, di valori, di sogni, di sofferenze, ci rende partecipi di questa unità. L’ultimo capitolo, poi, è quello in cui l’orgoglio italiano esplode: parla di arte, la nostra arte, quella che tutti ci invidiano; viene lodata la nostra cultura, quella stessa cultura che, ingiustamente, si sta scordando da dove provenga.

Credo convenga a tutti leggere questo libro perché, forse, per ogni ventenne che non ha mai saputo, c’è un cinquantenne che ha dimenticato. Nella speranza che una lezione così venga finalmente tenuta nelle scuole e per ricordarci di non dimenticare, non ci resta che urlare: Viva l’Italia!