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Bellezza: i trucchi delle donne romane per essere sempre al top

Creme, profumi, maschere di bellezza. E gli uomini? Erano vanitosi anche loro!

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Dono dei Numi è la bellezza;
quante possono vantarsene?
Gran parte di voi tale dono non ha.
Le cure un volto vi faranno;
un volto non ben curato sfiorirà,
quand’anche pari sia a quello della dea Venere.”

Così scriveva Ovidio nella sua Ars Amatoria, e proprio per raggiungere la tanto agognata bellezza, Publio Ovidio Nasone, proponeva alle donne romane, una ricetta per conservare una pelle morbida e liscia:

  • 2 libbre (654,9 g) di orzo
  • 2 libbre (654,9 g) di ervo (simile alla lenticchia)
  • 1/6 di libbra (54,575 g) di corna di cervo
  • 12 bulbi di narciso 1/6 di libbra (54,575 g) di miscela di resina e di cereale d’Etruria
  • 9 sestanti (491,17 g) di miele

Il procedimento per ottenere questa maschera di bellezza non era per niente semplice ma le donne dell’antica Roma non badavano a spese pur di essere sempre belle e seducenti. Basti pensare, come ricorda Plinio, che per preparare il bagno di bellezza di Poppea si utilizzava il latte delle 500 asine che erano sempre al suo seguito.
Creme, profumi e unguenti erano il trattamento quotidiano delle donne dei ceti sociali più abbienti. Dopo le abluzioni quotidiane complete, le donne erano solite cospargersi il corpo con unguenti profumati per dare alla pelle una maggiore elasticità e subito dopo si dedicavano alle acconciature che a volte erano talmente complesse da richiedere la presenza di una schiava addetta alla pettinatura.

Plinio ci dice che per preparare la pelle al make up si utilizzavano ingredienti vegetali ed animali: i lupini come detergenti, il bicarbonato di sodio come sbiancante, il burro per ridurre l’acne e le lenticchie per eliminare le macchie della pelle.
I sopraccigli venivano delineati con l’antimonio polverizzato mentre per sottolineare gli occhi si usava una pasta ottenuta da formiche abbrustolite. Interessante è anche sapere che, a seconda del messaggio che intendevano inviare all’interlocutore, le donne romane cambiavano la posizione del neo che si disegnavano sul volto alla fine della “seduta di make up”.

Ma chi pensa che il desiderio di bellezza sia stato declinato, nell’antichità, soltanto al femminile, deve ricredersi e fare i conti con le testimonianze di Svetonio, che fa sapere che anche gli uomini romani erano vanitosi. Per esempio, la pratica della depilazione era diffusa anche tra gli uomini: sembra che Augusto si bruciasse appena appena le gambe per far ricrescere i peli più morbidi e che Cesare si depilasse nonostante questa pratica fosse considerata un “po’ troppo femminile”.