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Massacro in Siria, il venerdì della collera finisce nel sangue

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Proteste in Siria

Proteste in Siria

Il bilancio ufficiale parla di 112 vittime accertate. Il “venerdì della collera” in Siria si è concluso in un bagno di sangue. A riportare puntualmente il numero dei morti un sito siriano “Syrian Revolution”, che conta circa 130.000 utenti. Dalla pagina web si può accedere ad un elenco scritto in lingua araba che riporta con precisione il nome e il cognome delle 112 vittime causate dall’azione repressiva da parte del governo di Bashar Al Assad, nonché il luogo dove sono state uccise: 31 persone sono state uccise nei sobborghi della capitale; altre 30 nei pressi di Dera’a, a sud della Siria. Tra le vittime anche un bambino di 12 anni (sulla sua uccisione circola un video su You Tube). 27 nella regione centrale di Homs, terza città siriana a nord di Damasco. La stessa lista diffusa in lingua araba è stata poi ripresa e tradotta in lingua inglese e postata su Twitter, grazie all’impegno dell’attivista Syrian Jasmine. In queste ore, grazie al lavoro costante dei numerosi blogger, la lista delle vittime del regime siriano sta facendo il giro della rete. Così come i numerosi video amatoriali caricati continuamente sulla piattaforma di condivisione virtuale, You Tube.

Le proteste erano state organizzate da gruppi di oppositori del governo. A conclusione della giornata di preghiera del “Venerdì santo”, centinaia di manifestanti si sono riversati per strada, mostrando cartelli di protesta e recitando slogan anti governativi. I manifestanti sono stati poi respinti con violenza dalle forze di polizia.

Dura la reazione da parte di Usa e Onu. Il Presidente Barack Obama ha condannato aspramente l’uso della violenza nei confronti dei dimostranti, invitando il governo siriano ad abbassare i toni e mettere da parte la forza. Dello stesso parere anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban – Ki Moon, il quale ha invitato il governo di Bashar Al Assad a “rispettare i diritti umani e cessare la violenza”.